Killing Joke

Killing Joke – MMXXII (Spinefarm)

Absolute Dissent, il penultimo, uscì appena un anno e mezzo fa. Un anno e mezzo per i tempi discografici di oggi può sembrare anche tanto tempo ma per una band storica come i Killing Joke forse è davvero poco.

Già allora un certo scetticismo mi pervase, ma andò molto meglio di quel che credevo e seppur evidenziando ciò che di ‘debole’ ci si poteva aspettare, non potei restare indifferente all’energia e alla capacità quasi sciamanica che la band di Jaz Coleman ancora possedeva. Oggi quello scetticismo però è molto più forte e l’idea che da quell’epoca aurea stanno ritornando proprio tutti come orde di zombies un pò mi inquieta. Ed il fatto che tanti contemporanei siano ancora più ‘zombies’ mi spiazza ancor di più. Non è una questione di miti, è proprio la pochezza di riferimenti forti nello scenario rock di oggi a far sembrare sempre un ‘po’ più leoni’ quelli di ieri.

Ritornando ai Killing Joke, se da un lato MMXXII dimostra che la classe non è acqua e che i maestri di cerimonie di quel rito industrial-metal – filiazione diretta del più cupo post-punk – a dispetto dell’età dispongono di una notevole capacità di reiterazione, dall’altro, di questo universo consumato ne evidenzia tutti i limiti.

Rispetto ad Absolute Dissent che sembrava disporre di qualche carta in più in termini di evoluzione, seppur molto diluita, con MMXXII i Joke sembrano attingere più che mai da quel loro glorioso passato, da quella prima seminale emissione e gli echi tribali e lontani come fuochi fatui di Wardance e Requiem sembrano riecheggiare un po’ ovunque in quest’album come ben dimostra Fema Camp. I brani hanno tutti quel piglio anthemico ed epico che può accendere le bramosìe di giovani proseliti, un po’ meno quelle di chi vedeva nei Killing Joke i diretti antenati di Prong e Ministry.

Quello che invece merita attenzione maggiore è quel che la voce roca e proto-growl di Jaz Coleman urla. Il messaggio apocalittico che da sempre caratterizza la band londinese sembra oggi essere mutato a favore di una visione più esoterica, positiva e speranzosa. Allineamenti planetari, una nuova ‘era dell’acquario’, ripristino della biosfera, riforestazione, evoluzione spirituale contro crescita economica, smantellamento del sistema bancario, questi sono i pensieri che hanno attraversato la mente del leader e quindi questi i temi dai quali è partorito l’album e sui quali si incentra.

E noi vogliamo credere alla buona fede dello ‘scherzo che uccide’, ma quanto sarebbe più interessante sentire queste cose, buone e giuste, da qualcuno il cui primo album non risalga al 1980?

 

(Articolo tratto da  http://www.freakout-online.com/album.aspx?idalbum=2459)

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