Mark Lanegan

il

Mark Lanegan Band – Blues Funeral (4AD)

Il blues sarà contento che il suo funerale simbolico lo celebri una delle voci più intense degli ultimi venticinque anni anche se l’ultimo album di Mark Lanegan a causa delle sue incursioni elettroniche ha creato più di qualche chiacchiera da supermercato (che in una logica warholiana fanno solo che bene).

E a dirla tutta, Blues Funeral è uno dei più bei capitoli della ormai vasta produzione laneganiana (tra dischi a suo nome ma soprattutto collaborazioni): tradizionalista e rispettoso del passato del suo protagonista e delle aspettative di un pubblico affezionato tanto quanto moderno perché perfetto per i tempi nella sua produzione quasi wave ma non patinata (c’è Alain Johannes alla consolle, oltre che dietro a qualche strumento).

La fine del blues Lanegan decide di inscenarla con gli amici di sempre (ergo la mafia post-grunge/stoner/hard/alternative di sempre…Greg Dulli,Josh Homme, David Catching, Chriss Goss, chi altri?) che alternativamente ed elegantemente come il maestro di cerimonie fanno capolino tra i vari brani e la musica del diavolo viene qui rappresentata all’interno di un’iconografia maledetta ben cara al bel tenebroso, ricca più che mai di reminiscenze ‘Screaming Trees’, come nelle incalzanti Riot In My House e Quiver Syndrome (quest’ultima infettata dagli stessi batteri sintetici di Sex Dwarf dei Soft Cell e di Little Sister dei QOTSA), di toni fiabescamente dark in Leviathan e Deep Black Vanishing Train, spiritati in Bleeding Muddy Water, placidi e distesi in Phantasmagoria Blues.

Le critiche di cui si diceva in apertura probabilmente fanno riferimento alle chitarre alla ‘the edge’ di Harborview Hospital o alla cassa dritta di Ode To Sad Disco, ma è un peccato per i detrattori non aver compreso che Lanegan qui si è posto come un novello Caronte che ci traghetta ‘fuori – e possibilmente vivi –  dagli anni ottanta’ con una lieve e struggente malinconia che grazie ai suoi toni mesti ci  impedisce di sputare indietro alla cieca.

 

Line-Up:

Mark Lanegan – vocals

Martyn Lenoble – bass

David Catching – guitar

Alain Johannes – bass, keys, and percussion

Duke Garwood – guitar

Greg Dulli – backing vocals

Joshua Homme -guitar

Shelley Brien – backing vocals

Chris Goss – guitar, backing vocals

Jack Irons – drums

Dave Rosser – guitar

Aldo Struyf – guitar, keys

Tracklist:

1. The Gravedigger’s Song 2. Bleeding Muddy Water 3. Grey Goes Black 4. St Louis Elegy 5. Riot In My House 6. Ode To Sad Disco 7. Phantasmagoria Blues 8. Quiver Syndrome 9. Harborview Hospital 10. Leviathan 11. Deep Black Vanishing Train 12. Tiny Grain Of Truth

(Articolo scritto qui per Rockline)

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    ottima rece, credo che non sarebbe potuto tornare
    in forma migliore di questa

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    1. Umberto Mezzacapo - Consulente di Comunicazione, Sostenibilità e Sviluppo ha detto:

      L’ho visto a Villafranca di Verona al ‘A perfect day Festival, voce ancora all’altezza ma più depresso che mai. Si è lasciato scappare un solo ‘thank you’ tra il terzo e quarto pezzo…

      Mi piace

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