Fauve! Gegen A Rhino

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Fauve! Gegen A Rhino – Polemos (Bedevil)

Quando la furia industrial esplose nel corpo febbrile del post-punk, alcuni frammenti si distaccarono definitivamente da esso vagando nel buio in cerca di una nuova dimensione più mistica ma anche estetica. Senza troppi panegirici fu più o meno così che nacque certa darkwave. E la sua nuova casa fu a tutti gli effetti – piaccia o meno – l’elettronica. Non sembri questa una banalità, non si parla del semplice concetto di evoluzione nelle tecnologie che cambia i mezzi, è proprio uno spostamento concettuale che qui si vuole evidenziare.

Se l’energia iconoclasta, placandosi, ha trovato nuove forme espressive, allo stesso modo i contenuti sono ora ascrivibili a mondi altri in cui le linee di confine appaiono più confuse ma forse per questo, i percorsi,  più interessanti poiché è innegabile che l’elettronica a volte possa essere molto duttile, sfuggevole ed ingannevole, proteiforme.

E’ in quest’ottica che bisogna approcciarsi ai Fauve! Gegen A Rhino, duo toscano formato da Andrea Lulli e Riccardo Gorone autori di una trilogia di e.p. raccolta in questo unico album, Polemos ed i cui temi dominanti di natura filosofica vertono verso la guerra e la lotta in senso più ampio, la solitudine e la caducità e lo fanno con una forza ed un senso letterario quasi ‘conradiani’ tali da infondere nuova luce sull’ambient techno-minimal europea.

Già i titoli dei tre singoli e.p. di per sé sono molto suggestivi e possono lasciar intuire lo spessore che si cela dietro tali creazioni: When You’re Dancing You’re Struggling il primo, When You’re Struggling You’re Winning il successivo e When You’re Winning You’re Losing l’ultimo e tali emblematici lavori son stati pubblicati dalla Bedevil, l’etichetta scozzese di John Willis (ex-chitarrista dei Loop).

La materia sonora di cui sono composte le tracce è molto variegata, spaziando dalle iridescenti rugiade isolazioniste sedotte dai beats di Diplopia alla meccanicizzazione oscura della stoogesiana ‘I Wanna Be Your Dog’ di Resistor-Inductor, dai ‘synthetici’ avventi spettrali di Andeken ai passaggi esplicitamente narrativi di Ottakring e molto, molto di più in un lavoro che si conclude con l’ipnotica C’est La Guerre, ipnotico e straniante proclama sospeso in quella ‘grey area’ tra vita e morte.

Dare una chance a Polemos è dare una chance all’elettronica italiana oltre i dancefloors ma è anche una volontà di continuare il discorso non del tutto compreso di pionieri forse dimenticati quali Kirlian Camera, Maurizio Bianchi e Ain Soph, utilizzando dei linguaggi più moderni e fruibili da un pubblico transgenerazionale, che guarda più ai clubs berlinesi che alle ‘batcaves’ sotto casa.

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