Bob Mould

 

Bob Mould – Silver Age (Edsel Records)

Metti su Silver Age e di colpo ti ritrovi nel 1992, l’anno magico di Copper Blue degli Sugar, la band post Hüsker Dü che Bob Mould mise in piedi quando si rese conto che la sua carriera solista non era  sufficiente ad esprimere certi stati d’animo che solo un power trio poteva tirare fuori. E lui di power trio qualcosa ne sapeva e su questo possiamo essere tutti d’accordo.

Se amiamo tanto Bob Mould ancora oggi è proprio grazie alla sua dignitosa carriera post Hüsker Dü fatta di dischi nei quali ha manifestato tutta la sua fragilità, la sua vicenda interiore e la sua sensibilità artistica. E la sua voce. Quella voce!

Il passaggio Sugar forse non era necessario per chi veniva fuori dagli ascolti di ‘quegli anni importanti’, ma lo fu per Mould; i suoi dischi solisti riverberavano ancora troppa amarezza e gli Sugar erano la macchina perfetta per sparare in faccia al mondo tutta l’energia ancora compressa, intrappolata in fondo ad un  discorso irrisolto. Oddio, non che l’album fosse tutto ottimismo e positività (e come poteva esserlo, c’erano  anche canzoni come The Slim che parlavano di AIDS e perdita in generale) ma chi può negare quella  sensazione di grande liberazione e di potenza che si provava all’ascolto di Copper Blue?

Dopo pochissimo altro con quella formazione, Mould  ritornò ai suoi dischi solisti, lavori che han sempre avuto quella capacità di non farci mai mancare gli Hüsker, semmai di farceli ricordare con calda  malinconia e più di un groppo alla gola ma tutto sommato contenti per essere ancora qui, sopravvissuti, noi e lui.

E quale miglior modo per festeggiare i venti anni di Copper Blue se non con un nuovo album che – come quello – è tutto un’ esplosione di alternative rock (come lo chiamavamo ieri) ruvido ma ormai più che assimilabile dall’universo mainstream (e la devozione dei Foo Fighters lo testimonia), di melodie ineffabili, di memorie remote ma di nuovo vivide?

Star Machine, Steam Of Hercules, Fugue State e Angels Rearrange sono solo quelle da cercare subito su Youtube per verificare quanto dico, tutto il resto è elettricità pura (niente acustica, niente elettronica se non si fosse ancora capito!). Poi chiudere gli occhi e ciondolare ritmicamente la testa  sarà inevitabile come è sempre stato: i muri di chitarre, distorti e melodici, son ritornati a circondare le nostre stanze, almeno per un po’.

(Recensito su Rockline)

Line-up

Bob Mould – Chitarra, Voce

Jason Narducy – Basso

John Wurster – Batteria

 

Tracklist

01 – Star Machine

02 – Silver Age

03 – The Descent

04 – Briefest Moment

05 – Steam Of Hercules

06 – Fugue State

07 – Round The City Square

08 – Angels Rearrange

09 – Keep Believing

10 – First Time Joy

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pandalillo ha detto:

    Dopo aver ascoltato qualche pezzo……mi domando se il buon Bob, non si sia spinto un po oltre….mi da l’impressione di essere un buon prodotto ……nonostante ciò, ho la sensazione che sia un po troppo Foo e troppo poco Du…….

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  2. giuliozine ha detto:

    si la tua sensazione è giusta. ecco perchè parlavo di ‘mainstream’ e di foo fighters. del resto quello che sarebbe impossibile oggi è qualcosa di simile o vicino agli huskers, per questo dico ‘bello che sia uscito sto disco un pò sugar però fermiamoci qui’ altrimenti il rischio è di fare uscire tutti prodotti ben fatti ma troppo confezionati. e per questo mi piace il bob solista del passato, diverso e lontano dagl huskers ma sincero, anche negli errori e nelle incertezze: più umano.

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