Dan Stuart

il

 

Dan Stuart – The Deliverance of Marlowe Billings

(Cadiz Records/Interbangs Records)

 

Chi ha vissuto ‘attivamente’ i tempi del Paisley Underground ricorda che fu un gran casino, non solo perché epoca di grandi rotture e grandi recuperi musicali ma perché al di là delle poche certezze che avevamo non si capiva bene chi infilarci dentro in quel gran calderone e chi invece non ne aveva diritto. Le poche certezze si chiamavano Dream Syndicate e Long Ryders, Green On Red e Rain Parade ma come considerare gli estremi come le Bangles che divennero poi tormentoni  pop o i R.E.M. che divennero .. i R.E.M? O ancora i Giant Sand che si perdevano nello stesso deserto dei citati colleghi o i Thin White Rope dal feedback grondante lirismo e poesia da un certo punto in poi più europea che californiana?

Semplice, non ci ponevamo il problema. Erano tempi in cui sembrava che il rock fosse un miracoloso pozzo senza fondo; la questione non si giocava sulle chitarre, tutte  egualmente valide, forse erano più le camicie optical o le pupille a spillo a decretare o meno l’appartenenza ad una certa tribù.

Un altro aspetto considerato in misura minore del fenomeno ‘paisley’ è stato il suo riportare in auge certe radici del rock americano essendo sempre stata la componente  neo-psych ad essere esaltata dai media dell’epoca. E’ innegabile che la psichedelia ha giocato un ruolo fondamentale nell’avvento di quello stile, ma non era affatto l’unico ingrediente: forse il jangle sound era solo quello che arrivava per primo a quelle orecchie ‘stupefatte’. Col senno di poi, tolti quei bellissimi quanto scomodi stivaletti a punta ci si è potuti accomodare e cominciare ad intravedere dai fumi che si diradavano le sagome ben precise del ‘roots sound’ insito nel paisley, quelle del blues, del folk, del country, del rock and roll fino ad arrivare a certe influenze chicane.

Nell’avventuroso percorso del rock statunitense, bisogna finalmente riconoscere che il paisley ha ispirato in penombra molti dei generi ascoltati oggi quali l’alt-folk, l’alt-country e – nelle sue derive più acide – perfino lo stoner rock.

E’ mia personale opinione che uno dei motivi principali per cui il movimento ‘paisley’ sia stato così velocemente storicizzato poi dimenticato è dovuto alle personalità controverse e sopra le righe dei suoi protagonisti. A ben pensarci forse solo Steve Wynn con il suo profilo così magnificamente ‘basso’ (quanto artisticamente eccelso) è arrivato fino ad oggi,  quasi come un ‘impiegato modello’ nel rock, ma tutti gli altri che fine hanno fatto? Lasciando perdere quelli che si sono ‘completamente reinventati’ e che vanno quindi al di fuori di questa trattazione, praticamente quasi nessuno è pervenuto alla ribalta delle cronache attuali.

E poi come uno spettro arriva Dan Stuart, dei Green On Red voce e chitarra, imbucato nel sud del Messico a ritrovare la sua pace dopo un matrimonio fallito, una fuga da un ospedale psichiatrico di New York ed un tentativo di suicidio fortunatamente andato all’aria. Vivere tra i pericoli e le miserie di quel paese è stata la sua fortuna tutto sommato: certi confronti poi salvano!

E l’equilibrio, la compostezza e l’ispirazione di The Deliverance of Marlowe Billings ci dicono che è ritornato un grande songwriter capace di annullare le distanze tra acustico ed elettrico, che sono ritornate quelle grandi ‘mezze ballads’ notturne in punta di plettro, che potremo ancora godere del suono dolce ed amaro dell’accordion e dell’acida ironia – filone  narrativo tutto americano – figlia (e reazione) delle più desolanti avversità di una vita, ben espressa da caldi riverberi chitarristici o da una vocalità urticante. E che per i gringos Wynn e Cacavas, Gelb, Convertino e Burns è ritornato un grande amico e ora possono di nuovo far grande ‘fiesta’  tutti insieme, anche se in tour il nostro ci va con i Sacri Cuori (leggete la line-up e sorprendetevi della bella falange italiana che presenzia): a questo punto chi è stato attento alle nostre segnalazioni di quest’anno avrà già capito che la versione in vinile di questo album sarà licenziata dalla nostrana Interbangs Records.

articolo scritto qui per Rockline

Line-up:

Dan Stuart – Guitar, Vocals

JD Foster – Bass, Guitar

Antonio Gramentieri – Bass, Keyboards

Christian Ravaglioli – Accordion, Keyboard, Piano

Francesco Giampaoli – Bass, Percussion, Synth

Jack Waterson – Bass, Guitar

Diego Sapignoli – Drums, Percussion

Bobbo Byrnes – Pedal Steel

Adrian Olsen – Drums

Dave Henderson – Drums

Denis Valentini – Percussion

Sheela Bringi – backing Vocals

Tracy Birnes – backing Vocals

Clinton Patterson – backing Vocals

Alexandra Spalding – backing vocals

 

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Pandalillo ha detto:

    Ah….che suoni……l’orticello di casa mia!!

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  2. giuliozine ha detto:

    Mi ha scritto Dan Stuart da facebook con un lapidario quanto commovente e toccante ‘grazie for the attention’. eccole le piccole soddisfazioni che ti fanno venir voglia di continuare questo non-lavoro del cavolo…

    Mi piace

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