Godspeed You! Black Emperor

il

 

Godspeed You! Black Emperor – Hallelujah! Don’t Bend! Ascend (Constellation)

 

Ritornano dopo circa una decina di anni i canadesi più amati della galassia post-rock con un four piece di brani in parte già proposti nei loro live set passati.

Un mood balcanico annuncia la prima traccia, Mladic, dimostrando che la componente folk dell’ensemble è stata preservata. Lo confermano anche le percussioni rituali che ci immergono in atmosfere sciamaniche prima che le chitarre entrino decise e taglienti su una ritmica secca, quadrata e molto post-punk. E il ricordo dei Mission Of Burma prende il sopravvento,  la loro attitudine ancor prima delle loro sonorità, quel disegnare atmosfere livide ed apocalittiche in un luogo ed un tempo di incerta collocazione. Verso i 15 minuti (la traccia ne dura oltre 19) una magniloquenza quasi doom impone la sosta, i feedback maturano, il motore ritmico è a pieno regime e gli archi colorano lo sfondo di grigi affilati. Restano infine solo le percussioni a segnare il passo, un cammino che si fa lieve e riflessivo nella seconda traccia, Their Helicopters’ Sing, in cui degli archi utilizzati in chiave ‘drone’ realizzano una nenia freak da fine del mondo di gusto Angels Of Light/Akron Family ma che piacerebbe molto anche ai Master Musicians Of Bukakke.

We Drift Like Worried Fire è l’altra traccia lunga di questo album che si apre in modalità ambient con ectoplasmi sonori che affiorano indefiniti prima che la batteria ne regolarizzi il battito e normalizzi una prassi sonora già conosciuta ma sempre di grandissimo effetto poiché l’uso orchestrale della vasta strumentazione dei GY!BE – inevitabilmente epico – non appesantisce le dinamiche che riescono a svoltare imprevedibili laddove ci si aspetterebbe la consueta struttura ‘forte/piano’ – luogo comune in bands che hanno disossato il filone del post-rock più atmosferico – rivelandosi nel finale schiettamente progressive.

Nell’ultimo brano, Strung Like Lights At Thee Printemps Erable è l’isolazionismo dei drones a dominare, turbato solo dall’oscura e fragorosa elettricità di chitarre morenti sotto un cielo bronzeo pronto ad esplodere in un diluvio universale che non ci sarà, lasciando il posto invece ad un panorama da nuovo mondo, da anno zero della musica, terreno su cui sarà possibile edificare nuovi suoni a venire, solo immaginabili ma al momento non ancora pervenuti.

(recensito su Rockline)

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