Cat Power

Cat Power – Sun (Matador)

Se molte volte la musica americana – almeno negli ambiti pop/rock – sembra più ‘fresca’ rispetto a quella di noi europei è grazie al suo senso di mancanza della storia. Mi spiego meglio: non che gli statunitensi non abbiano consolidato una loro tradizione musicale, tutt’altro, semplicemente vuol dire che essa non rappresenta una zavorra cui attaccarsi e che non sempre ci deve essere un atteggiamento ossequioso e di controllo ossessivo verso ciò che è stato; di conseguenza, la realizzazione di un nuovo prodotto può avvenire in uno stato di assoluta libertà mentale che se ne infischia della coerenza stilistica. E non scambiate questo concetto per quello più convenzionale di evoluzione perché non c’entra proprio nulla.

Ciò nonostante, in molti hanno arricciato il naso all’ascolto del nuovo disco di Chan Marshall, stupiti di cosa abbia potuto fare. In effetti ci si stava anche un po’ abituando ai cambiamenti di pelle di Cat Power ma c’è una sostanziale differenza – proprio ad un livello epidermico di ascolto – dallo scarno folk pesantemente alternativo degli esordi all’abbraccio della tradizione degli ultimi albums e da questi ultimi a Sun, controverso ultimo album del ritorno della bella songwriter.

Controverso perché tutte le cose che avete letto finora su di esso, una volta tanto, sono vere e che Chan  non sia una che si nasconde, dopo tanti anni credo che si sia capito. E forse controverso non è neanche il termine giusto, meglio dire ‘incompreso’. Incompreso non perché sia un album difficile ma proprio perché è il suo album più facile.

Che Cat Power sia sempre stata un’artista dalla forte personalità è il primo errore che induce ad una valutazione falsata di quest’opera; Chan è una donna, un’artista, estremamente fragile e vulnerabile ed è per questo che siamo sempre stati innamorati di lei ed anche chi a livello cosciente non lo ho mai capito ne è sempre stato magneticamente attratto. La sua vita, la sua parabola umana ed artistica sembrano quasi un caso letterario.  Fino a questo punto della storia in cui decide di ritirarsi in montagna e comporre, ma quello che viene fuori è dissonante con il suo spirito, non è la dimensione spettrale quella che cerca. Allora va in un vero studio a Malibù ed anche lì fa tutto da sola, suona e produce e finalmente Sun prende forma perché grazie a tutti gli strumenti e la tecnologia di cui può ora disporre, può dar libero e completo sfogo a tutti gli ‘irrisolti’ dei suoi ultimi anni (fine di una relazione e rapporti interpersonali passati, trasferimenti continui) che probabilmente rimarranno tali. C’è tanta elettronica quindi, è vero, ma non nel modo volgare cui si potrebbe pensare, piuttosto un recupero di certe passioni musicali  adolescenziali, quando nella sua vita di teen-ager degli anni ottanta oltre alle scelte radicali che immaginiamo siano state le basi dei suoi ascolti c’era anche tanto Madonna e Michael Jackson in giro, c’era la rivoluzione ‘black’ dell’hip-hop a venire, messaggi forti la cui sensibilità della nostra non poteva restarne indenne.

Ecco perché oggi Cat Power parla di gente come Mary J.Blige o Jay-Z, Public Enemy o N.W.A.  Ecco perché un brano come 3-6-9 risente di soluzioni ritmiche ed effetti vocali di fondo che richiamano un’attualità musicale anche radiofonica. Ecco perché si può giustificare l’ampio uso dei synth in Sun ed in Real Life o il flavour latino (anche minimalistico) del piano elettrico di Ruin.

E’ un album ottimistico? Forse lo è più di quelli passati, non ci voleva poi molto a dire il vero, ma anche qui ci sono tante note in minore e – se mi si concede il termine – quell’esistenzialismo di marca Cat Power segno distintivo della nostra (l’iniziale Cherokee), quel suo senso di smarrimento, quella sensazione del non sapere dove andare o dove stare (Human Being).

Se in Silver Machine si ritrova un po’ il tiro della vecchia Cat Power è perché il brano è vecchio di quindici anni e per l’occasione è stato tirato fuori dal cassetto ed opportunamente arrangiato e c’è pure Iggy Pop che ormai fa il crooner a tempo pieno  in Nothin’ But Time (mentre quell’altra vecchia signora di Bowie si è rifiutato di partecipare).

Al di là degli esiti commerciali o dei gusti personali, Sun è testimone del coraggio di Chan Marshall, qualità che nei veri artisti non dovrebbe mai mancare.

(scritta qui per Rockline)

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

  1. SongsAboutFucking ha detto:

    Personalmente ho amato e continuo ad amare capolavori come “Myra Lee” e “What Would the Community Think”, secondo me i suoi apici. Ma da dopo l’ottimo (ma a mio parere inferiore ai lavori citati prima) “Moon Pix” non mi ha conquistato più…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...