Gli Angeli Che Si Divertono

Gli Angeli Che Si Divertono–Radici e Fiori Bianchi (New Sonic)

Dopo ‘le madonne che volano (The Flying Madonnas)’, in casa New Sonic Records è la volta de Gli Angeli Che Si Divertono.
Scherzi a parte (ed anche nomi a parte…capisco che questo magari non è molto accattivante…) il progetto solista di Luca Cartolano è decisamente interessante perché aggiunge un ulteriore tassello a quel frammentato mosaico di Italia underground che si è rotta le balle di guardare sempre ‘fuori’ alla ricerca della ‘next big thing’ (spesso mera emulazione di fenomeni di mercato angloamericani) e preferisce magari carpire gli umori dal terreno sonoro nostrano, presente e passato.
Questo lo si intuisce anche dai contenuti emozionali del disco che vanno ben oltre l’inevitabile – anche se rispettosissimo – gioco delle simiglianze.
E’ così che dopo aver militato come chitarrista in varie formazioni capitoline, Luca decide di farsi il suo disco usando il synth in fase di composizione (poi c’è anche il basso di Simone Olivieri e la batteria di Daniele Misischia) ed anche questo conferisce all’album un aspetto di modernità, sottraendosi al confronto con tanto inutile e melenso cantautorato chitarristico delle nostre parti che si spaccia per alt-folk.
Come a dire che vanno bene i De Gregori e i De Andrè (sempre siano lodati) ma esistono anche altre generazioni successive ed altri percorsi non del tutto esplorati e Luca Cartolano lo dimostra quando ci lascia intuire che ha ben assimilato la lezione del primo Gazzè, del Battisti pop degli anni ’80 o del rock ispido più novanta che duemila dei Santo Niente o del Grande Omi.
Tante influenze dunque ma ottimamente amalgamate in un primo prodotto che lascia ben sperare in un futuro radioso e che consiglio – per indicare esperienze a noi più vicine – a chi apprezza quel particolare tipo di talento proprio di gente come Colapesce o Bugo.
Infine un plauso alla label New Sonic Records che dopo il lavoro dei Flying Madonnas dimostra con l’uscita di questo Radici e Fiori Bianchi di saper andare oltre le logiche della lingua e dei linguaggi (generi) ormai superate in un mercato discografico sempre più difficile.

(recensione scritta qui per FreakOut)

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. dirtyfake ha detto:

    Mi pare giusto, in fin dei conti ci abbiamo lavorato anche noi…

    Mi piace

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