Mark Lanegan: Dark Mark Does Christmas 2012

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Mark Lanegan: Dark Mark Does Christmas 2012

Come già espresso ultimamente in merito alle cover, anche le canzoni di natale sono un bel  banco di prova per gli artisti. Le ‘Christmas Songs’, banali per molti, possono essere davvero rivelatrici dell’animo di chi le esegue poiché è la natura stessa dell’evento natalizio ad amplificare certi stati d’animo, euforici e gioiosi per alcuni, tristi e  depressi per altri, irritati o distaccati per taluni altri ancora. Va da sé quindi che dal vasto campionario di umani sentimenti potenziati dalla sensibilità artistica dei musicisti se ne possano sentire delle belle.

E che Mark Lanegan abbia fatto il suo e.p. natalizio a noi non può che far piacere. Già sorridiamo al pensiero della sua voce profonda che si confronta con questa tradizione o soltanto con l’idea di questa tradizione. E già sappiamo – al di là delle nostre personali inclinazioni per questa festività – che si tratterà di un ascolto in qualche modo intimo, molto personale, da condividere con pochi o da fare forse anche da soli.

Il primo brano eseguito è The Cherry Three Carol, caròla natalizia la cui musica appartiene verosimilmente al canzoniere folk americano di inizio ‘900 mentre il testo – ispirato da un passo dei  vangeli apocrifi – risale alla prima metà dell’800 ed è basato su una diffusa credenza medioevale che voleva che Giuseppe fosse piuttosto contrariato dalla prodigiosa gravidanza di Maria e per questo si rifiuta di prenderle delle ciliegie. Se da un lato il lieto fine è assicurato, Lanegan preferisce soffermarsi sulle parti in cui è l’angoscia del santo a prevalere e nondimeno lo fa con un accompagnamento musicale ‘roots’ ridotto all’osso, degno dei 16 Horsepower di Dave Eugene Edwards. (Curiosità: come ogni ‘traditional’ di questo brano ne esistono centinaia di versioni, la più conosciuta è probabilmente quella degli anni ’60 del trio folk Peter, Paul & Mary ma ne esiste anche una versione italiana, Il Cliegio, ad opera di Angelo Branduardi).

La traccia successivo, Down in Yon Forest è un’altra caròla dell’Inghilterra rinascimentale dai toni febbrili ed  apocalittici e se prima il riferimento a Dave Eugene Edwards era solo una suggestione, adesso il legame è ancora più forte poiché ne esiste davvero una versione fatta dalla sua creatura Woven Hand nell’album Consider The Birds del 2004.

Con O Holy Night, canto natalizio francese del 1847 (poi tradotto in Inghilterra qualche anno dopo nella versione universalmente nota)Dark Mark’smette i panni del cantore allucinato per restituircelo classico e rassicurante in puro crooning style.

Segue We Three Kings che se non fosse il brano del Reverendo Hopkins conosciuto da circa centocinquanta anni, potrebbe essere ascritto al canzoniere laneganiano grazie ai suoi toni dimessi ma caldi e vibranti.

C’è poi Coventry Carol, del sedicesimo secolo che si incentra su uno dei più oscuri episodi biblici, la strage degli innocenti e qui il nostro rinuncia addirittura a qualsiasi strumento avvalendosi esclusivamente della sua voce.

L’e.p. si conclude tra le candele smorzate, gli scheletri ed i vampiri di Burn The Flames, l’unica vera cover del lotto essendo un brano del guru psichedelico Rocky Erickson, resa già grande dagli indimenticati Thin White Rope. La versione di Dark Mark, la sua profondità vocale per certi versi simile a quella di Guy Kyser anche se meno tagliente, ricorda moltissimo quella della band californiana e per questo ci fa sentire la mancanza di quei solos infuocati (diversamente presenti anche nell’originale) che ci si aspetta da un momento all’altro ma che non arriveranno.

Con questo e.p. Lanegan fa un’operazione per certi versi simile a quanto fatto da Tim Burton nel cinema ed ora anche i più allergici al natale potranno avere il loro disco (ma solo se lo compreranno ad un suo concerto essendo praticamente autoprodotto e al momento non distribuito).

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