Yo La Tengo

Yo-La-Tengo-Fade

Yo La Tengo – Fade (Matador)

Formatisi nel 1984 e con circa una quindicina di albums all’attivo, la band del New Jersey capeggiata da Ira Kaplan ritorna in questo inizio d’anno in splendida forma.

Gli Yo La Tengo in una trentina d’anni hanno rivoltato l’indie rock come un calzino e la ragione della loro longevità risiede nel loro magnifico basso profilo che hanno mantenuto nel corso del tempo. Sempre presenti, sempre attenti a ciò che succedeva intorno ma mai dilaniati da quel protagonismo consumante che spesso ha messo fine a più di un act di quella stagione aurea.

A conferma di tutto ciò vi è questo ultimo Fade, dieci tracce in cui eleganza, equilibrio e sapienza nella ricerca di soluzioni pop-folk mai stucchevoli fanno davvero scuola perché se gli Yo La Tengo hanno trattenuto il meglio dell’eredità rock dei Velvet Undergorund, dei Television e della psichedelia da camera, è nei linguaggi più contenuti dell’alt-folk e del pop che il trio può davvero impartire lezioni.

Non sono poi molti i gruppi che hanno un brano come Ohm sorretto da un solo accordo che regge fin dall’inizio e che addirittura cresce nel finale, che possono arricchire con una sezione d’archi compiuta una traccia asciutta, di retaggio paisley alla Wynn come Is That Enough, che abbozzano in poco più di due minuti gioiellini di pop minimalista con voce filtrata e tastiera che più analogica non si può come Well You Better o la dolce nenia acustica di I’ll Be Around, che sfoggiano una Paddle Forward alla Wilco – i pesi massimi di questa scena – senza mai citarli direttamente.

Ma è con brani come Cornelia And Jane and Two Trains che i nostri dimostrano capacità superiori; la prima attraversa lo spirito dei primi Velvet Underground alla luce di quanto già riletto da bands come Mazzy Star ma saltando a piè pari il rinnovato eppur sempre retorico shoegaze in un impianto la cui strumentazione è di natura prevalentemente folk, la seconda – la migliore dell’album per chi scrive – assolutamente mesmerica nei suoi bagliori elettrici ed acustici riflessi sottovoce.

Il disco è stato Registrato negli studi di John Mc Entire a Chicago e si sente (Stupid Things non è poi così lontana da quelle meravigliose cartoline nostalgiche e colorate dei The Sea And Cake) ed esce anche in edizione deluxe con cover bonus di Todd Rundgren e Times New Viking: il solito album degli Yo La Tengo insomma, da tenersi stretto.

(recensito tra gli Special su FreakOut Magazine)

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