Sanremo 2013 (atto definitivo)

Foresta

Sanremo 2013 (atto definitivo)

Non ci lasciamo certo intimidire da qualche minaccia (auto bruciata, fideiussioni negate, squadristi con manganello e confezioni omaggio di caviale avariato) ed andiamo avanti con l’ultimo post su Sanremo nonostante le ondate di nichilismo che ci sconquassano dentro. Uno sporco lavoro che una volta intrapreso andava terminato.

Ci limitiamo però a concentrarci sull’unico obiettivo che da sempre perseguiamo, citando il sempre grande James Senese nel film ‘No Grazie Il Caffè Mi Rende Nervoso’ allorquando, a  uno sprovveduto Lello Arena giornalista che lo intervista, risponde ‘Ma a te te piace a musica o o’ fumm?’.

Quindi niente commenti su Antony senza i Johnsons che non si fila Faziofazio o sulle flessioni di Al Bano (Albano Power!) o sui ‘giovani’ di Sanremo che avrebbero meritato ben altro spazio.

Ecco quindi un elenco nudo e crudo, come i nomi dei partigiani sulle steli commemorative. Solo che i partigiani poi son stati davvero trucidati dai nazisti.

Simona Molinari feat. Peter Cincotti – La Felicità: in pieno rilancio dell’estetica neo-swing, corrente che dura già da un po’, l’Italia sculetta allegra. Fischiettabile alla grande sotto la doccia, il brano non supererà la prova dell’ascolto radiofonico in auto facendovi  skippare in automatico su Radio Radicale quando la sentirete. Me l’ha detto gente che ha una grande competenza in tal senso.

Marco Mengoni – L’essenziale:  Melenso ma con brio sul finale, tendenza che esisteva già nei talent ma che trova in Sanremo la sua apoteosi. Ma un giorno ve ne pentirete. E la pagherete cara.

Elio E Le Storie Tese – La Canzone Mononota: Mi piacerebbe copiare un commento fantastico che ho letto altrove, ma la mia etica non me lo permette. Però qualcuno mi spieghi, dopo che abbiamo sorriso per i frontoni farlocchi, dopo che abbiamo detto che sono musicisti strabilianti e che in un singolo brano attraversano tutti i generi (anche i Naked City lo facevano, perché non ve li siete mai filati?), perché uno dovrebbe ascoltare un loro brano o comprare un loro disco? Perché?

Malika Ayane – E Se Poi: anche se in passato l’ho ingiustamente tirata in ballo, è qui che c’è il feeling che si  vuole ritrovare in Sanremo (certi artisti italiani degli anni sessanta…). Si dai.. qui un po’ c’è… forse è che mi faccio fregare dal riflesso della  Vanoni..

Marta Sui Tubi – Vorrei: Ho già detto che son bravi anche se la voce di Gullino non mi fa impazzire? Non vorrei alimentare le solite polemiche: come brano sanremese è una bella botta di vita, come pezzo ‘indie’  farebbe cagare, lasciatemi quindi crogiolare nelle mie contraddizioni: la coerenza è per gli stolti. E brutta la cresta punk del chitarrista.

Chiara – Il futuro che sarà: Stesso discorso fatto per Malika Ayane…quel flavour retrò che fa un po’ nostalgico  potrebbe essere la chiave giusta per restituire Sanremo ai fasti dei bei tempi. La mano di Bianconi la rende un po’ brano dei Baustelle.. dei poveri.  Comunque lei mi fa più tenerezza di Malika Ayane, sarà  perché la vestono male ed arriva sempre con quell’aria da ragazzotta un po’ impacciata…

 Max Gazzè – Sotto casa: Pensare che i primi due albums di Gazzè all’epoca mi piacquero tanto. Dovrebbe ritornare a fare pop-rock e a suonare il basso e capire – da buon musicista quale è – che quella roba lì ormai dovrebbero permetterla solo a Capossela: così è un suicidio assistito (per Gazzè). Invece parteciperà al ‘Rock in Roma’ dove andrete a sentire Neil Young, Springsteen e gli Stooges. Ecco com’è che va il mondo!

Maria Nazionale – E’ Colpa Mia: Ieratica come una janara. Vajassa stilosa. Neo-melodica d’autore. Non ha certo bisogno di Sanremo, lei ha già vinto tutto e ben oltre Sanremo e da Scampìa a Palermo a New York lo sanno molto  bene. Nel mondo della musica napoletana commerciale (il cui legame massone con Sanremo è di vecchia data) esistono delle dinamiche di marketing che Spotify e Musicraiser è roba da dilettanti. Sappiate che ogni volta che quell’ugola vibra sono almeno trentamila euro. E l’altro ieri sera tutti uscivano dall’Ariston battendosi il petto con i lacrimoni e dicendo che’ era colpa loro’. Dovrebbe vincere lei secondo noi. Nomen Omen.

Annalisa – Scintille: se oltre a Peter Cincotti, la Molinari faceva il featuring anche con Annalisa (e magari Gazzè al basso) loro sarebbero stati comunque contenti e noi saremmo andati a letto un po’ più presto.

Simone Cristicchi – La prima volta (che sono morto): Se Cristicchi, (faccio fatica a scrivere il suo cognome, persino il correttore di word lo segnala come errore) avesse fatto il featuring alla canzone di Annalisa, saremmo andati a letto ancora prima. (Ma secondo voi Cristicchi è normale?).

Modà – Se Si potesse Non Morire: Non bastano quegli sprazzi alla De Gregori per eliminare la sensazione complessiva che i Modà siano più vicini al buon Mino Reitano e ai Pooh.

Daniele Silvestri – A Bocca Chiusa: Anche io.

Almamegretta – Mamma Non Lo Sa: Raiz ha sempre avuto quella sua vocalità che può piacere o non  piacere.  A me piaceva, capivo perfino le sue parole e riuscivo anche a cantare tutta Figli di Annibale con un certo pathos interpretativo. Stavolta ci ho capito ‘na mazza e sembrava la parodia di sé stesso. Maria Nazionale al confronto è roba da Accademia della Crusca (sarebbe bello però un pezzo fatto insieme da loro due: puro arab sound). Meglio che si separino di nuovo gli Alma e Raiz: loro a fare instrumental dub e Raiz a farsi il suo Shabbat.

Raphael Gualazzi – Sai (Ci Basta Un Sogno): Un altro che piace proprio a tutti. Dicono che sia un bravo pianista, ma se fosse questo il motivo per cui dovrebbe piacere, potremmo ascoltarci McCoy Tiner o Bebo Valdes no?  Dicono che faccia vocalizzi molto difficili ma a me sembra uno con il raffreddore. E poi uno come il buon Sergio Cammariere viene dimenticato solo perché un po’ timidotto. La pagherete anche per questo.

P.S. (Chi nun fa o’ festival… more acciso!)

Annunci

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. durruti ha detto:

    Speriamo sia davvero finita con questo tuo esperimento, abbastanza malriuscito, e possiamo ritornare a qualcosa di piu’ interessante

    Mi piace

  2. giuliozine ha detto:

    Si si, finisce qui. Perdona la nostra morbosa curiosità (musicale of course) per questo universo parallelo e grazie per la fiducia che riponi, saprà essere ricambiata.

    Mi piace

  3. umberto ha detto:

    Condivido la tua analisi e credo anchio che tutto sommato questo festival è stato una gran delusione dal p.d.v. musicale, soprattutto in riferimento a quegli artisti dai quali ci si aspetta ‘qualcosa’ in più considerato il loro background. Sotto altri punti di vista il Festival è stato un successone: di ascolti, di buoni sentimenti, anche di sostegno a diritti inalienabili (matrimoni gay), grazie a Fazio e alla sua cricca che ha messo su un carrozzone che faceva dell’autoironia la sua arma principale. E paradossalmente quello che è mancato agli ‘artisti’ è stata l’autoironia, si sono preso tutti sul serio pensando che o’ Festivall sia davvero un palcoscenico internazionale dove poter lanciare i propri ‘prodotti’….Anyway, afterall, God save the Festival.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...