GueRRRa

il

guerrra

GueRRRa – Lampo (autoproduzione)

Si capisce subito dove va a parare il trio ternano, ma non si capisce proprio subito la loro bravura. E  spiegarne il senso in questo contesto non è cosa troppo agevole.

Allora potremmo dire che nel mare magnum di proposte che flirtano con il math-core (con tutte le  conseguenze neurologiche del caso) il trio ternano dei GueRRRa si distingue per una consapevolezza jazz che in altre bands simili viene travolta e quindi annullata dall’impeto.

E’ insomma il rigore strumentale a guidare il trio, ad aiutarlo in certe scelte vincenti e a far sì che non smarriscano mai la retta via. Anche quando i volumi si fanno ‘grossi’ non è mai una furia cieca ed incontrollata, una violenza quasi attesa a determinare l’esito dei giochi; quella corazza jazz che portano addosso li protegge e li difende.

Così si spiega la sicurezza che ostentano a metà di Golpe e che permette cotanto disimpegno. Così  – o al contrario – l’andamento dubbioso e riflessivo di Gavrilo Princip. Sicuramente così l’incursione prog-jazz nella finale Lampo, così ricca di armonici difficilmente distinguibili da chi si fa prendere la mano e l’orecchio dalla foga generale ma soprattutto fuorviare dalla stanchezza finale, perché se limite c’è, è nel genere proposto.

Il vero salto di qualità (non di preparazione tecnica, che sembra esserci in abbondanza) è nella creatività nei confronti del suono, nel riuscire ad andare davvero oltre i suoi limiti fisiologici. Non sembri un’eresia, ma anche in una proposta così tesa, viva e pulsante,  ascoltare tredici tracce con un sound praticamente  sempre uguale a sé stesso, così asciutto e nervoso, mette a dura prova anche i cultori più ostinati di certe sonorità. E questo vale anche per i più quotati maestri del jazzcore, non è certo un problema dei soli GueRRRa.

Comunque se seguite alcuni dei loro nobili amici di stage quali Fuzz Orchestra, Zeus! o Mombu, potreste piacevolmente imbattervi in questi pronipoti di Russolo e Marinetti, italici antenati futuristi e gueRRRafondai che sarebbero stati ben fieri di tale progenie.

(questa recensione c’è anche su Rockline)

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