Eterea Post Bong Band

 

eterea post bong band

Eterea Post Bong Band – BIOS (Trovarobato)

Sembra che ogni aspetto, ogni dettaglio nella vita artistica del collettivo veneto degli E.P.B.B. sia un  continuo détournement. La loro prospettiva tende a spiazzare come le derive situazioniste (o opportunisticamente tali) di molti gruppi operanti oggi nei  mercati delle musiche alternative. Certo che la differenza si sente, loro non sono mica ragazzini dediti ai collages dell’ultima ora, essendo dal 2001 che si fanno sentire nei modi e nelle forme più disparate.

Un sottile velo di pretenziosità però informa BIOS quando ne si vuole spiegare la sua costruzione attribuendogli  criteri di scientificità o parvenze di essa. Il che non significa che gli E.P.B.B. non siano sinceri in certe affermazioni, anzi, siamo convinti del contrario, ma sapere che il disco sia stato ispirato da una teoria matematica piuttosto che da altro forse contribuisce più ad appesantire l’ascolto mentre sarebbe consigliato sollevarlo  da tale sospetto con le mitiganti folate d’ironia che fortunatamente pur abbondano.

Parlando di musica in senso stretto, se dovessi trovare un paragone penserei ai Mystical Weapons di Greg Saunier e Sean Lennon (interessante album di questo inizio 2013 che non ascolterà nessuno).  Nel caso degli E.P.B.B. c’è una spiccata componente elettronica che – anche quando digitale – viene filtrata in analogico dando calore e questa si rivela scelta vincente, ma non pensatelo come disco elettronico perché sarebbe concettualmente sbagliato. Se avessero avuto tali ambizioni gli E.P.B.B. avrebbero potuto fare di Homo Siemens un tormentone electro-rock di successo alla Daft Punk mentre a loro interessa di più sperimentare riempiendo la traccia di fiati e di elettricità, lambendo jazz e funk su una contagiosa base retro-dance. Scipstep è un brano da ‘chitarristi fusion’; certe ‘atmosfere’ le si possono trovare nei dischi di Allan Holdsworth  o di Joe Satriani per intenderci. In Tim Peaks poi ci sono i Primus di ‘Here Come The Bastards’ diluiti in una marcetta un po’ epica e un po’ vaudeville che prevede anche lascivi siparietti di giocoso simil-hip-hop.

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Più noiose invece Fibo con la sua retorica math e Mentina per l’ostinato appeal circense. Il problema  – se di problema dovesse trattarsi – resta quello della fruizione di certa musica strumentale; sembra che essa  –  quand’anche grande, ben ‘architettata’ ed ancor meglio eseguita – al di fuori dei contesti ‘live’ in cui trova la sua naturale legittimazione – o di supporto ad immagini – , sia poi di difficile collocazione in un quotidiano musicale. Per questo è ‘situazionista di natura’, se anche non lo volesse.

(Recensione presente anche su Rockline)

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