Marnero

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Marnero – Il Sopravvissuto

Però! Suoni che intrigano, come quando avevi venti anni. Il post-hardcore che si scrolla di dosso la noia del suo recente passato, che ignora il presente e che è incapace (come tutto e tutti) di guardare al futuro. E ritorna ad essere hardcore per l’urgenza del racconto ancor prima che per la forma, che forse hardcore neanche è. Credo che la musica dei Marnero somigli molto ai Marnero anche se non li conosco di persona. Sa di verità. Quella voce non sembra mentire e la sua intensità si che è hardcore. Almeno per quello che intendo io per hc. Pure se ci sono i violini ogni tanto a drammatizzare ulteriormente questa tragedia.

Il sopravvissuto’, ancor prima che disco rock (mi scuso per il rock) è un classico letterario innanzitutto. Forse il più classico dei classici, quello che narra del viaggio come necessità di ritrovarsi, del naufragio come possibilità di perdersi (nonché di aver paura che – anche se spiacevole – è pur sempre un indicatore del  sentirsi vivi quando non si è sicuri di esserlo). In mezzo l’apatia, il vuoto e tutto il nichilismo che ne deriva.Marnero

Non è certamente nuova la metafora nautica (Omero, i Bachi Da Pietra, i Mastodon, Hemingway, Melville, Conrad …) qui arricchita da qualche orpello esoterico di troppo. Tante lune insomma, calanti, nere e così via, ma è pur vero che la luna è la confidente degli uomini di mare e quindi in questa narrazione è anche giusto che ci sia con le sue scansioni temporali e con la sua funzione di specchio dell’anima (in realtà questa è solo un mia piccola insofferenza con i concept dovuta ai retaggi di certo prog sbagliato che i Marnero in questo caso mi hanno fatto superare anche grazie a certe frasi che riscattano alla grande quel piccolo pegno narrativo da pagare).

Frasi che voglio ripetere subito, che nel loro ‘calo lirico’ rendono più potente tutta l’epica (involontaria?) di cui si ammanta ‘Il Sopravvissuto’ ed evitano la stanchezza in cui ci si poteva imbattere (e comunque la musica non l’avrebbe permesso) e che anche decontestualizzate rendono bene il senso dell’opera tutta: “Scusa ho solo poche cose da dire, e in gran parte lo so, sono tutte minchiate, può mai essere che siano tutte sbagliate?”. Ecco, spesso lo penso anche io ed in questo sono potenti i Marnero, nella capacità che hanno di lasciarti identificare. O ‘ribaltare i cassonetti e ribaltare l’esistente’, meravigliosa immagine di sconfitta, gesto vacuo, inutilmente e visivamente punk ma che aspira a sovvertire le merdose regole che vigono sotto il cielo. Insomma capite che non è grande poesia ma che lo diventa nel suo essere funzionale al contesto sonoro in cui si esprime. Per questo Richard Benson, una delle figure più beffardamente tragiche del nostro tempo e che qui dentro afferma che ‘la vita è il nemico’, i Marnero lo fanno apparire alla stregua di un Carmelo Bene.

Questo disco è stato realizzato grazie ad una cordata di indie label quali Sanguedischi, Escapefromtoday, Dischi Bervisti,  Mothership, Fallodischi, V4V Records, To Lose La Track ma potete liberamente scaricarlo da  qui e diffonderlo, però con la copertina bella che ha poi vorrete comprarlo.

Volevate il post-hardcore in italiano e ora lo avete. Ma è un’altra cosa.

Questa rece l’ho scritta per Rockline

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