No Age

no-age

No Age – An Object (Sub Pop)

Il momento è indubbiamente ancora propizio per la wave più dilatata che a dispetto delle tante mode che vanno e vengono continua imperterrita nella rievocazione di figure angolari della sua storia. La causa è da ricercare nelle solidi radici in cui essa attecchisce? Probabilmente si; una certa serietà esistenzialista post-punk resta in un certo qual senso un porto sicuro per la burrasca eppure io non ne farei una  questione di movimento, mi concentrerei piuttosto sulle singole bands.

E se nelle opzioni romantiche alla Church o Echo And The Bunnymen le cose son più difficili (‘del fare pop’: arte sopraffina e non per tutti), occupare invece tutte le caselle in bianco e nero tra Joy Division e Killing Joke le rende più semplici. Ma le cose semplici ai No Age non si è capito fino a che punto piacciano, poiché passare da un Ian Curtis dai profumi sintetici a manifestare un’aperta adesione ad un proletariato punk alla Sham 69 una certa sensazione la fa.

Insomma, nel dubbio se essere più barricaderi o stargazers, il duo losangelino semplicemente non sceglie anche se è così evidente che si divertono molto di più in una traccia come C’mon Stimmung pervasa da good vibes così evidenti a partire dal testo, con quel Roland Sp-404 a manetta che emula una cornamusa e che quasi trasforma la band di Jaz Coleman in una cosa più vicina all’Oi e ai suoi cori da stadio/birreria (ma se volete credere agli entusiasti che vi parlano di sperimentalismi lo-fi noise avantgarde per ogni americano che infiltra un po’di rumore organico e sintetico nelle sue trame sonore, fate pure).No-Age-620x400

La loro misura allora è forse in un brano come Circling With Dizzy, dove quelle lezioni ottantiane vengono aggiornate con piglio più moderno ma con un netto voto positivo al punk e al post punk. Poi però quel muro  ambient sgretolante di Commerce, Comment, Commerce ci dà la certezza che i  No Age vaghino senza un posto preciso dove andare.

Il fatto che siano al quarto album e che incidano per Sub Pop è cosa che mi lascia un po’ perplesso: bisognerà pur crescere prima o poi! E soprattutto rinunciare all’insostenibile eredità dei Joy Division: quell’olezzo di fiori marci e decomposti che esala dalla tomba di Ian Curtis impregna ancora troppo l’aria.

leggi questa recensione su Freak Out Magazine

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...