The Queentet

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The Queentet – L’Uomo Coi Baffi

L’Uomo Coi Baffi è l’album che gli amanti dell’easy jazz – percezione più che genere – dovrebbero ascoltare. ‘Easy’ naturalmente non vuole essere un aggettivo che svaluta questa musica ma che anzi, al contrario, vorrebbe far avvicinare tutti coloro che sono lontani dai verbi del jazz, del soul e della fusion di classe. Ma L’Uomo Coi Baffi fa anche di più e cioè dà una chiara direzione new-school, newyorchese per dirla con i termini dei musicisti, atta a comprendere un’idea, un movimento proteso verso l’hip-hop pur senza mai esserlo nella maniera tipicamente intesa. Un crossover dunque che potrebbe ambire ad essere mainstream benchè si generi da esperienze molto più profonde.

Se la batteria di Andrea ‘Bobo’ Oboe dunque non è esattamente quella vellutata presenza ritmica che ci si potrebbe aspettare da un disco jazz è forse proprio perchè tra i suoi interessi ci sono l’hip-hop e l’elettronica contemporanea e quanto si trovi a suo agio a navigar per questi mari Bobo lo dimostra proprio nell’ultimo brano, Honeysuckle Rose, stravolto rispetto all’originale composto nel 1929 da Fats Waller.The Queentet2

Riccardo Dolci chitarrista e fondatore del progetto Queentet insieme alla singer Silvia Bertaiola rappresenta forse all’interno della formazione l’elemento più legato ai generi classici ed alle sonorità convenzionali (anche se non disdegna di suonare bossa, funk o rock e con una preparazione del genere diremmo ‘per fortuna’). Fraseggi pulitissimi tutti da godersi come in The Mustache Man o nella tensione quasi rock di Love Me Or Leave Me (brano popolare nella tradizione americana del 1928).

Poi c’è Paolo Tognola, pianista di cui ho già parlato in diverse occasioni, capace di spaziare da contesti avanguardistici a cavallo con l’elettronica a vere suites contemporanee. Ardito sperimentatore che non dimentica mai il sentimento e le emozioni, se nei lavori precedenti questo era più difficile coglierlo forse ora ha modo di dimostrarlo con ancora più eloquenza, come in Interlude 2. O stupirci per come adatta le sue qualità in una traccia come Planet Stress senza tradire mai le sue inclinazioni.

Silvia Bertaiola, la voce, è capace di grande eleganza e morbidezza; ispirata da modelli importanti come Diana Krall, la sua prova è superba ed ascoltando Black Drug non si riesce ad immaginare nessuna altra voce qui dentro se non la sua.

Matteo Vallicella è il basso, lui sì discreta presenza ed abile gregario che in uno brano quale Planet Stress o Interlude 3 sa mettersi in evidenza pur restando al suo posto.The Queentet_1

Un album molto ‘cool’ quindi, in tutti i sensi possibili e che forse proprio per questa sua immediatezza paga un piccolo pegno in termini di suono che appare a tratti un pò freddo e slegato.
Ma voglio lasciare queste questioni di produzione ad altro tavolo perchè mi preme di più il cuore che c’è dietro e dentro questo lavoro ed il calore che dal vivo una band così saprà sicuramente diffondere.

The Queentet su Spotify (http://open.spotify.com/artist/0jUU0yspmBY9f7plraBsxw )
The Queentet su Itunes (https://itunes.apple.com/it/album/luomo-coi-baffi/id701260605 )
The Queentet su Facebook (https://www.facebook.com/TheQueentet?fref=ts )

(recensione presente anche su Livepoint )

 

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