ElMarsica & SK8: il rap fuori dai denti!

El Marsica & Sk8

ElMarsica e SK8, due realtà dell’odierna scena hip-hop nazionale.

Due nomi ancora minori ma due personalità particolari, quelle che ci vogliono per inquadrare questo fenomeno fuori dall’abbagliante cono di luce ‘mainstream’ che lo ha avvolto. L’occasione per due chiacchiere ‘vere’ e fuori dai denti.

ElMarsica (Paky) proviene dalla provincia di Bari, classe 1983 e dopo un paio di e.p. sembra pronto per pubblicare l’album Istantanee prodotto da Stuta P per 7Peccati. Allo stesso modo, ma diversamente, SK8 (Claudio), anch’egli meridionale, calabrese ma vissuto molti anni all’estero, con l’e.p. Nocturnal Experiments e impegnato nella registrazione del suo street album “From the STREeT(TO).

Prodotti notevoli per il loro approccio diverso che sembra un po’ sfuggire dai soliti luoghi comuni, dagli stereotipi che caratterizzano il mondo rap.

Ma lasciamo che siano loro a parlarcene.

Backstage_Dalla_Luna

GZ – L’hip-hop, o meglio, il rap come ci ostiniamo orgogliosi a chiamarlo qui in Italia sta vivendo il suo momento d’oro. Mi dite perchè succede proprio adesso, visto che sono decenni che la cultura hip-hop ha attraversato l’oceano?

SK8 – Che l’Hip Hop stia attraversando adesso il suo momento d’oro qui in Italia è vero in parte, non dimentichiamoci infatti degli anni novanta. Il rap allora era molto vivo in Italia, uscivano parecchi dischi davvero ben fatti, alcuni dei quali ancora oggi considerati tra i migliori mai prodotti e in varie città si organizzavano jam o c’erano locali che passavano musica Hip-Hop. C’erano artisti che avevano conquistato i palcoscenici nazionali uscendo dalla “nicchia” di genere e anche a livello di artisti stranieri ho assistito a parecchi live interessanti.

La differenza è che oggi tutto è più amplificato grazie alle nuove tecnologie. Oggi tutto è più visibile ma anche tutto più accessibile: è molto più facile autoprodursi un disco, dei beats, dei video, pubblicizzarsi in rete e far circolare il proprio nome nell’ambiente.

Tutto ciò ha moltiplicato il numero di persone coinvolte, purtroppo a scapito molto spesso della qualità. Prima c’era molto più gusto della ricerca, c’era più sbattimento nel reperire dischi e informazioni. Di conseguenza, o eri realmente interessato a questo mondo o difficilmente stavi al passo e ti potevi proporre.

Certo, oggi girano più soldi, ma non considero siano soldi generati da una crescita musicale, bensì legati a una crescita del business intorno che a mio parere va proprio a discapito della Musica con la M maiuscola.

In conclusione è vero che tutto ciò ha portato a una maggiore presenza dell’Hip Hop nel panorama musicale nazionale ma è anche vero che in percentuale, rispetto al passato, escono pochissimi dischi degni di un secondo ascolto.

EM – A mio avviso non accade solo ora, nomi quali Neffa, Sottotono e Articolo 31 avevano già conferito un certo rilievo al panorama hip-hop italiano. Probabilmente in questo momento i vari social network contribuiscono maggiormente alla diffusione ed in tal modo tutto finisce per avere un impatto più forte e immediato ma nello stesso tempo fugace.

Tutti possono aver accesso, condividere, diffondere ma con altrettanta facilità tutto può passare in ‘disuso’. Inoltre vorrei sottolineare quanto l’Italia sia diventata casa dei talent show in cui il rap finisce per esser impropriamente visto come un genere facile da realizzare, per cui si sfornano tanti rapper meteore con poco spessore ma con tanto appeal nei confronti dei teenager.

GZ – Cosa è che fa del rap un buon rap? Io potrei pensare alla validità dei testi, ad un buon flow, belle metriche, basi calzanti ed il groove giusto. Ma davvero basta? Sembra che ci sia molto altro in gioco per chi fa show-biz.

SK8 – Tutti gli elementi che dici tu sono essenziali secondo me, ovviamente bisogna poi capire la relazione tra ciò che si dice e ciò che si è. Quanto sei “vero”, sia nel senso di sincerità rispetto ai testi, sia nel senso di appartenenza al movimento. Oggi c’è molta ostentazione, superficialità e ignoranza.

Inoltre è pieno di arrivisti che vedono la musica non come espressione artistica, ma come mezzo per conseguire fama e successo.

Un buon rap può trasmettere emozioni, può essere denuncia sociale, può anche anche far ballare e far divertire. Il rap non ha limiti contenutistici. Ben venga il pezzo ‘party’ se chi lo propone lo fa con stile e spensieratezza, ben venga il pezzo antagonista se chi lo fa è realmente una persona che nella vita ha determinati principi. Molti sono personaggi costruiti a tavolino altri lo sono diventati perchè evidentemente gli si è presentata questa possibilità, proponendo un rap tutt’altro che buono, ma evidentemente molto commerciabile.

EM – Come per ogni cosa è necessario possedere attitudine e grande passione, ma anche una vasta conoscenza, non solo di questa fantastica cultura ma della musica in generale. Per fare del buon rap bisogna ricercare, dedicarsi molto all’ascolto, imparare da chi ci ha preceduti, rapportarsi con musicisti in grado di offrirti il loro contributo nel perfezionare il tuo percorso artistico e non bisogna denigrare altri generi e culture musicali._MG_9355

GZ – Vi ho visti sul palco del Contest ‘Hip-Hop d’Autore’ a San Donà. Mi siete piaciuti molto perchè il vostro atteggiamento mi è sembrato diverso dalla maggior parte dei rappers che in questo momento hanno successo in Italia. Voglio dire, non trovo aggressività nei vostri testi nè nella vostra fisicità on stage. E’ una mia impressione o vi ritrovate in questo modo di rappresentarvi?

SK8 – Sicuramente non sono una persona aggressiva e la mia musica riflette il mio modo di essere. Certo, è anche vero che a San Donà ho portato un pezzo abbastanza riflessivo in cui il mio era un rap “lento”, “calmo”, probabilmente se avessi cantato “Money Killah” o “La mia Notte” avrei dato una sensazione diversa… Di certo non scrivo su determinati argomenti molto in voga semplicemente perchè non fanno parte della mia vita. Mi piace molto la scrittura, sto attento alle metriche e alle rime, mi piace lo storytelling.

Bisogna considerare anche il fatto che Nocturnal Experiments è un po’ un concept album che tratta di determinati argomenti con determinate atmosfere, molti discorsi sarebbero apparsi fuori luogo all’interno dell’ep. In effetti a livello di contenuti non lo reputo neanche un disco 100% Hip Hop.

EM – Negli ultimi anni ho scelto di approcciarmi in maniera differente rispetto ai primi tempi; crescere e guardare il mondo con occhi differenti mi ha portato a modificare l’immagine di finto duro che un tempo indossavo con un pizzico di spavalderia e ho imparato a rivestirmi di autenticità. Nei mie testi, per nulla autocelebrativi, ho ricercato l’introspezione, raccontandomi e “regalando” le mie emozioni e i miei pensieri.

GZ – Anche se i vostri testi sono polemici – e del resto sarebbe difficile immaginare un rap che non sia ‘contro’ – sembra che il vostro antagonismo sia più legato a delle sensazioni che a delle descrizioni letterarie. Poche bestemmie e più poesia dunque? E se questo è vero, è possibile che lo sia in virtù del fatto che non vivete in grandi città (anche se so che Claudio ha intenzioni di trasferirsi al Nord se non lo ha già fatto), pur provenendo da terre difficili sulle quali potrebbero scorrere fiumi di flow?

SK8 – Posso dirti che i miei lavori precedenti sono stati più influenzati dal territorio rispetto a Nocturnal Experiments ed erano anche più riconducibili alla realtà meridionale in senso stretto. Questo ep non è collocabile geograficamente, oltrettutto, attualmente, neanche io lo sono per certi versi. Ho passato gli ultimi 6 anni della mia vita in una capitale europea con più di 2 milioni di abitanti e conto in futuro di trasferirmi nuovamente in un’ altra città.

La mia è un scrittura molto introspettiva che si alimenta di tutto ciò che vedo, leggo, ascolto.

Sono immagini, ricordi, sensazioni, è rabbia, amore, passione… e poi, ripeto, c’è il gusto di scrivere, di mettere in rima quelli che sono i miei pensieri, di dipingere immagini in versi. La rabbia, la denuncia o comunque la trasposizione “cruda” di quelle che sono le proprie emozioni, le proprie idee, penso siano caratteristiche del rap a prescindere dalla città di provenienza.

EM – Negli scorsi progetti ho raccontato molto della mia terra e di tutte le difficoltà che ancora oggi io e i miei conterranei viviamo. Una piccola cittadina non ha nulla di dissimile rispetto a una grande città suddivisa nei suoi vari quartieri; dunque, senza ovviamente generalizzare, le sensazioni restano le medesime, magari ridimensionate a seconda della zona/quartiere in questione.

GZ – ‘Istantanee’ e ‘Nocturnal Experiments’, già i titoli sono molto esplicativi dei contenuti delle vostre tracce. Sono immagini, colori scuri, notturni, urbani e più legati al groove, all’elettronica nel caso di Claudio, molto eleganti e raffinati in certe basi vicine al soul, all’ R&B e al jazz per ElMarsica che sancisce indubbiamente un forte legame con la cultura black. Cosa ascoltate oggi e cosa avete ascoltato crescendo? Cosa vi ha influenzati musicalmente e quali dischi ci consigliereste?

SK8 – Nocturnal Experiments è un disco sperimentale, dal sound molto urban. Il titolo fa riferimento al fatto che il lavoro è stato concepito quasi interamente di notte, sia a livello di stesura dei testi, sia a livello di registrazioni. Inoltre il tema della notte è centrale nel disco. E’ un connubio tra la passione per la musica elettronica di Gano e la mia attitudine marcatamente Hip Hop.

Per quanto riguarda i miei gusti musicali, cercherò di essere il più esauriente possibile.

Sono cresciuto ascoltando artisti come Rakim, EPMD, KRSOne, Talib Kweli, Common, Pete Rock, Gang Starr, Big Pun, J Dilla, Nas, Jeru the Damaja, Wu Tang Clan, Biggie, D.I.T.C., Bahamadia… In Italia Colle der Fomento, Kaos, Otr/Gente Guasta, Speaker Zou, La Famiglia, Sangue Misto, Neffa.

Poi nel mio background ci sono anche il Reggae, il Rock e la musica italiana. La discografia di gente come De Andrè e Rino Gaetano andrebbe studiata a memoria da qualunque aspirante rapper italiano, per più e più motivi.

Se parliamo nello specifico di dischi Hip Hop che mi sento di consigliare, ti dico: Organized Konfusion – Stress: The Extinction Agenda; Gang Starr – Moment of Truth; Mos Def & Talib Kweli – BlackStar; Nas – Illmatic; Common – Like Water for Chocolate; Erick Sermon – Double or Nothing; EPMD – Back in Business; KRS One – KRS One e per dare qualche titolo più attuale consiglierei Vinnie Paz – God of the Serengeti; Joey Bada$$ – 1999; KA – Grief Pedigree; Action Bronson & Alchemist – Rare Chandeliers, Roc Marciano – Reloaded, O.C. & Apollo Brown – Trophies.

Attualmente sto ascoltando molto i pezzi di Vinnie Paz sia nuovi che vecchi, sia solo che come Jedi Mind Tricks.

 EM – Per motivi familiari, durante la mia adolescenza ho avuto la fortuna di trascorrere un bel po’ di tempo negli States, precisamente a Los Angeles ed è stato proprio durante quegli anni che posso dire di essermi formato artisticamente. Ho ricercato parecchio materiale, appassionandomi inizialmente a tutto quello che sfornavano i colossi della West Coast, visto che risiedevo proprio nella loro terra (Dr Dre, N.W.A, Snoop Dogg,Cypress Hill,ecc).

Indelebile tra i miei ricordi resta il disco che in quel periodo stravolse la scena dell’hip hop mondiale: “Chronic 2001” di Dr. Dre. In un secondo momento, ho ampliato i miei orizzonti e ho incominciato a stimare tutto ciò che è uscito dalla Native Tongues Posse, ossia artisti del calibro dei Tribe Called Quest, De la soul, Jungle Brothers, Mos Def, Common, Talib Kweli.

Per quanto concerne i dischi Italiani che ho letteralmente “consumato” di sicuro devo annoverare quelli di Neffa, Sangue Misto, Kaos, Assalti Frontali, Lou X insomma gran parte della vecchia scuola. Inutile dire che i grandi nomi citati sono quelli che consiglierei ad un giovane che si avvicina all’hip hop.SK8_01

 GZ – La cosa che mi piace nel rap/hip-hop è che nonostante il disco sia in genere nominale, la sua realizzazione è spesso frutto di collettivi o almeno dentro ci sono tanti amici o gente diversa (producer, turntablist, altri mc’s ecc.). Raccontatemi di questi legami e di queste relazioni.

SK8 – Il mio ultimo lavoro è frutto della collaborazione con Gano (Gaetano Partinico), un amico di vecchia data che un paio di anni fa fece un rmx di un pezzo del mio primo ep “Cuore e Testa”.

Lui produce musica elettronica e voleva provare a mettere una voce su una sua strumentale.

Il pezzo uscì una bomba (si tratta di “Money Killah rmx”) e ci ripromettemmo di fare qualcosa di inedito insieme. Finalmente dopo molti anni siamo riusciti la scorsa estate a dar vita a questo ep, “Nocturnal Experiments”, molto particolare, del quale vado molto fiero.

Le produzioni sono tutte le sue, anche la grafica di copertina e dei vari banner che abbiamo utilizzato per la promozione del disco. Il pezzo “Dalla Luna” vede la collaborazione di Simona Veltre, che ha cantato il ritornello. A lei sono arrivato tramite un amico in comune che era a conoscenza della passione di entrambi per la musica e ci ha messi in contatto. E’ bastato poco per trovare l’intesa e siamo rimasti così contenti del pezzo che abbiamo deciso di girarci un video per il quale ci siamo rivolti a Maurizio Albanese del Real Fat Studio, un nome molto conosciuto negli ambienti musicali reggini e non solo.

Lui ha davvero fatto un ottimo lavoro e lo ritengo parte del progetto.

Per il mixaggio e il master finale del disco mi sono rivolto a un altro amico Giuseppe “JL” Leoni, un vero musicista che è anche un ottimo tecnico del suono.

Come puoi capire, dunque, al progetto hanno partecipato una serie di amici che con le loro competenze e la loro professionalità hanno reso possibile la realizzazione del tutto. Per me è stato un vero piacere lavorare con ognuno di loro e spero davvero che avrò modo di collaborarci ancora in futuro.

Un’ altra persona che vorrei ricordare è Ciccio Shiva, altro amico e ottimo produttore con il quale ho già collaborato tempo fa e con il quale sono sempre in contatto e spero di fare qualcosa di nuovo.

Ti parlerei di tante altre persone, chi mi conosce sa che per come intendo io la musica ho solo piacere nel conoscere, confrontarmi, collaborare con altra gente, soprattutto quando si tratta di persone competenti, diponibili e umili.Ti assicuro che nasce sempre qualcosa di buono.

EM – In questo genere le relazioni sono di fondamentale importanza; purtroppo non tutti hanno la fortuna di nascere producer e mc’s nello stesso tempo, ragion per cui diventa necessario lavorare in team per la realizzazione di un disco. Per quanto mi riguarda io lavoro con i miei soci storici, i 7Peccati, da ben 10 anni. Tra di noi c’è chi si occupa di produrre beat, chi del missaggio, chi della grafica, ognuno con capacità e abilità diverse. Tutte le altre collaborazioni, invece, nascono per profondo rispetto e stima reciproca._MG_9957

GZ – Perchè nonostante oggi il rap sia nell’occhio del ciclone la maggior parte delle produzioni non si spinge mai davvero oltre rifuggendo da un approccio sperimentale? Forse allora i tempi non son davvero così maturi? Capisco che si preferisce un più largo consenso, ma come nel rock spesso ci si spinge ‘oltre’, perchè nell’hip-hop in Italia ancora non avviene? Eppure ci sono validissimi esempi che hanno dimostrato che esistono altre strade, da Dälek ai Death Grips, dai Techno Animal a Saul Williams, dai Die Antwoord a tutto l’abstract della Anticon e mi limito agli ultimi anni perchè anche andando indietro e ripensando ai Cypress Hill o ai Disposable Heroes of HipHoprisy sembra che qui siamo proprio fermi al medioevo. Ed anche evitando nomi famosi, potrei riferire di giovani ragazzini americani che in piccoli club di Roma con un paio di scatoline hanno scatenato l’inferno alla pari di un gruppo noise o black metal. Secondo voi questo essere così conservatori è per paura di uscire dal solco del ‘sicuro’, per ignoranza di ciò che succede intorno o è proprio una questione di gusti personali?

SK8 – Beh, non è semplice rispondere a questa domanda, oltretutto hai fatto degli esempi abbastanza estremi… dovessi pensare alla sperimentazione nel rap penserei piuttosto a gente come Madlib o J Dilla (RIP), artisti che non seguono strade già battute ma danno loro una direzione, creano loro dal nulla un nuovo viaggio musicale, frutto di una competenza e di una follia fuori dalla norma… Potrei citarti anche Guru (RIP) con il suo progetto Jazzmatazz o Danger Mouse o ancora RZA.

In Italia, ma anche altrove, è pura utopia pensare di trovare personaggi come i sopracitati.

Penso che gli artisti mainstream nostrani si limitino a riproporre ciò che già funziona da altre parti, anche perchè il pubblico a cui si rivolgono è più facile da raggiungere. Più che per ignoranza penso sia per convenienza e per comodità.

Probabilmente nell’ underground la sperimentazione ha terreno più fertile, il problema è che l’underground italiano ha ancora un bacino d’utenza che non sposta gli equilibri a livello nazionale.

Nel mio piccolo, il mio ep Nocturnal Experiments è un disco sperimentale che probabilmente in altri paesi avrebbe avuto sicuramente più attenzione (non dico successo, dico attenzione!).

Qui in Italia me lo sono autoprodotto e autopromosso con una difficoltà incredibile.

Però ti ripeto, parlare di “sperimentazione” nell’ Hip-Hop apre mille discorsi che non riusciremmo mai a risolvere in un’intervista.

EM – Permettimi di dire che l’hip hop non è assolutamente conservatore e lo dimostrano le tante influenze che assume, dal funk al blues, dal jazz al rock al progressive, dall’electro al grunge e tanto altro ancora. In realtà i producer hip hop pescano da qualsiasi espressione musicale, sebbene di base resta ovviamente la propria chiave di lettura, perché non bisogna mai scordare le umili origini di questa cultura. Così come tu nomini i Dälek & Co. che non fanno certo parte del background musicale di tutti, allo stesso modo io potrei nominarti chi, nel mondo Hip Hop, esce dagli schemi e trova davvero forme creative originali. In Italia, per esempio, tanti sono i nomi che ovviamente non ascolterai mai nei canali mainstream, proprio perché il problema è alla fonte: le radio (a parte alcune che circolano sul web) ci propinano la solita solfa senza mai regalare il giusto spazio alle realtà alternative. Il motivo, ahimè, è uno solo: non portano soldi.

GZ – Se vi chiedessi chi proprio non sopportate nella scena rischierei una diplomatica non risposta ed allora ribalto la domanda chiedendovi qualche nome che proprio vi piace, così che la risposta funga anche da suggerimento per i lettori di GiulioZine che vi ringraziano e vi salutano.

SK8 – La cosa più odiosa quando fai una critica a un artista è sentirti dire che cerchi visibilità attaccandolo, quindi di sicuro non dirò chi non sopporto, al contrario dico volentieri chi davvero mi piace: anzitutto – e non per campanilismo – i primi che vorrei ricordare sono tutti artisti calabresi, parlo di gente come Ffiume, Don Diegoh e Kento (e vi assicuro che non ho alcun interesse personale a fare questi nomi).

Per dare anche dei nomi al di fuori della “mia zona” mi piacciono molto Egreen, Paura, Millelemmi ed Ensi e poi gli immortali Kaos e Colle der Fomento.

EM – Attualmente apprezzo e stimo tutta la roba che esce dalla Blue Nox, credo che personaggi come Mecna, Kiave, Ghemon, Stokka e Mad Buddy si stiano muovendo molto bene e possano educare le nuove generazioni legate al genere che purtroppo ascoltano solo gli artisti spinti dalle major.

Concludo, cogliendo l’occasione per ringraziare te Giulio e tutti i tuoi lettori.

 

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