Bachi Da Pietra: insetti, fango e rock and roll

WW007_busta_33Bachi Da Pietra
Quintale
(La Tempesta Dischi)

Quintale è il disco più duro dei Bachi Da Pietra ed è forse il disco che aspettavamo dai Bachi Da Pietra. Un compendio naturale, un’evoluzione ovvia che stabilisce senza remore quali sono le origini, le influenze e gli ascolti che il duo Dorella/Succi come un virus letale prima o poi dovevano diffondere. Ed il bubbone è qui, purulento in tutta la sua nuda e scabra bellezza.

Gli albums precedenti tutti giocati sul filo di una febbricitante poetica fatta di umido terreno grondante malattia e disagio qui si asciugano al fuoco dell’elettricità rivelata dai volumi e dai pedali.

Non ci si deve più tenere. Non ci si deve più nascondere dietro il sussurro ed il singhiozzo. Le catene rugginose che li intrappolavano sono diventate strumento di percussione e le derive noise e perfino concettualmente sludge trovano finalmente soddisfazione e adeguata collocazione.bdp

Che gran disco Quintale. Che schiaffo all’Italietta ‘alternative’ che si guarda vanesia allo specchio. Che disco rock Quintale. Che non vuol dire che i Bachi siano meno ermetici nei loro deliri. Cosa è che non sanno i personaggi più o meno conosciuti di Enigma forse non lo sapranno mai, forse neanche noi e forse neanche i Bachi stessi, ma non è questo il punto. Il punto è che noi vogliamo farci fare fessi di musica e di rock and roll e Fessura ci riesce benissimo e Mari Lontani ci allontana e ci annega barcollanti ed ubriachi come vecchi marinai naufraganti ormai buoni solo per i pesci.

Musica che finalmente non si arroga il diritto di una verità ma che vomita disprezzo verso chi lo merita, chiunque esso sia, qualunque cosa sia e che del dubbio ne fa il suo punto di forza. Senza strane filosofie sottese. Le chitarre non mentono. Possono solo attorcigliarsi convulse su sé stesse imitando le goffe movenze del rock and roll, non chiedevamo niente di più. Pensieri Parole e Opere sbeffeggia perfino l’iddio creatore rendendolo più umano, e noi con lui. Lavarsi la faccia con il nero fango stoner di Paolo Il Tarlo può essere solo gesto catartico e purificatore.

Sangue è pura psicosi rock da midwest fine ’80 o di qualsiasi altro lercio gruppo newyorkese blues- core – Jesus Lizard, Cows, Hammerhead, fate un po’ voi – esaltata da un letale additivo sludge doom che la rende infinitamente più disperata e tetra.

succiDio Del Suolo e Ma Anche No rivelano poi le capacità dei nostri di fare canzoni, di quelle vere, da cantare in un mondo parallelo al posto di quelle di Ligabue, ma bisogna entrarci per comprenderlo e per entrarci bisogna sporcarsi e tanto.

L’ultima traccia invece è una schietta recriminazione di chi vive di musica e si vede sottrarre il giusto compenso dal modo in cui il mondo ha deciso che bisogna consumare la musica.

Difficile ripetersi dopo Quintale, ma già un nuovo e.p.di due tracce, FestivalBug è in giro ed una tale furia espressiva non può estinguersi così.

(Recensito con mio colpevole ritardo su Rockline)

 

 

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