Wemen: l’indie e la memoria storica

PRESS SHEET WEMEN
Wemen – Albanian Paisley Underground (Black Candy)

Nessuno ci aveva mai raccontato le Mille e Una Notte come fanno i Wemen nell’opener Prince Of Persia; prima ci cullano con mediorientale elettricità strisciante poi ci scuotono con sostanzioso e ruvido garage. Uh!

Al sol sentire la parola ‘garage’ a molti viene l’orticaria, sopraffatti dalla svolta che l’indie ha preso da un bel po’, saccheggiando tutto da quel deposito inestimabile, dalle chitarre agli stivaletti, ma non è questo il caso. Se sia partito tutto con gli Strokes non ce lo ricordiamo neanche più ma fortunatamente con i Wemen non dobbiamo neanche pensarci a certe squallide faccende.

Già solo il titolo dell’album dovrebbe far rizzare il pelo e inumidire gli occhi a chi dalle paroline magiche ‘Paisley Underground‘ trae ben più di un significato. Ora non aspettatevi però Dream Syndicate e Giant Sand; quell’Albanian che le precede probabilmente sottende a qualcosa di più periferico e marginale rispetto alle centralità del rock o di quelle che oggi si definiscono tali.

Ecco perchè nei Wemen la suggestione conta più dei generi cui si riferiscono. La tensione post-punk che esprimono è esattamente quel che spesso manca in tante indie bands non solo nostrane che si rivelano solo poseur in grado di diluire la storia che li ha preceduti (nel migliore dei casi).

Let Me get Out e Lose It All in tal senso sono brani di british power pop fine ottanta che va incontro ai novanta e quindi all’indie americano dei Superchunk: gran belle prove.

Ma ancora nulla al confronto della superba traccia che verrà, The Surfer, tiratissimo garage di scuola ‘aussie’ in tutti i sensi, dalle ingannevoli qualità psych alla The Church e che poi si struttura nei riff lavici di una delle più grandi bands australiane e dimenticate di sempre, i Celibate Rifles: voce fredda, sguardo lontano, air-guitar necessario.

Per me questo è più che sufficiente, più di qualsiasi cover dei Clash (qui c’è Kingston Advice da Sandinista per la cronaca), e qualunque sia il cazzo di Paisley Underground che ascoltano a Tirana, se me lo consigliano questi quattro milanesi mi fido.

Recensione presente su Rockline

 

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