Xiu Xiu: Los Angeles Nera

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Xiu Xiu – Angel Guts:Red Classroom (Bella Union)

Per la maggior parte delle band la produzione migliore è quella iniziale, dei primi dischi, poiché essi sono i più immediati, sentiti e viscerali, della serie ‘buona la prima’. Con il progetto di Jamie Stewart accade esattamente il contrario e gli ultimi album sembrano più completi ed in un certo senso evoluti rispetto alle prime prove, egualmente dense nei riferimenti cui Xiu Xiu ci ha abituati. L’orizzonte simbolico resta lo stesso, è chiaro, però l’angoscia, la disperazione e quel senso di ansia imminente sembrano trovare mezzi espressivi più efficaci o forse riescono ad affinare l’uso di quelli già in dotazione. Già con il bellissimo Always del 2012 ci si è messi su questa strada. Mai nessuno ha sbagliato nel citare le fonti di ispirazione di Jamie Stewart: la wave iniziale dei Cure, il post rock sussurrato e desolante dei Calla – più per un approccio vocale che per altro, la lezione degli Smiths più vittoriani, le nevrosi ossessive dei Suicide e quelle a tinte apocalittiche degli Swans e di Scott Walker.xiu-xiu_vice_670 Un rosario di numi tutelari tanto veritiero quanto inutile.xiu-xiu A cosa serve tracciare confini così labili quando un album come Angel Guts:Red Classroom lynchiano fin dal titolo lo sgrana in un colpo solo nell’esaltazione folle di una synth-culture ballardianamente fusa nella visionarietà del Burroughs del Pasto Nudo? La eloquente Black Dick cosa è se non una violenta allucinazione genitale (sulla base delle solite tre note della stoogesiana I Wanna Be Your Dog)? Quando gli sprazzi romantici che pur non mancano, New Immigration Song ad esempio, celano in realtà residui di cupa speranza confluenti in ermetiche visioni, gli Xiu Xiu possono anche confondere e far apparire Los Angeles molto più nera di come saprebbe fare un James Ellroy. Sogni malati ad occhi aperti quelli di Jamie Stewart. El Naco è la nuova Frankie Teardrop e l’album tutto ricorre all’analogico (synth e drum machine) per la resurrezione di un nuovo suono industriale (in alcuni frangenti persino le atmosfere thriller di certi Coil vengono rievocate), fatto di bave velenose e lamenti, immagini scabrose ed a volte commoventi, come in Bitter Melon. Stupid In The Dark poi è il capolavoro e la nemesi di tutti i dancefloor, con il suo pulsare pneumatico e la sua capacità di far sentire noi quelli ‘stupidi alla luce della luna’: uno dei punti più alti mai raggiunti da Xiu Xiu. La principale fonte di ispirazione di Jamie Stewart nella realizzazione dell’album registrato tra Los Angeles e Dallas è stata quella di un film erotico giapponese del 1979 al punto da dargli lo stesso nome. Le tematiche estreme del lungometraggio si ritroveranno tutte in questo disco che per il sottoscritto è il miglior album di questo primo quadrante dell’anno.

recensito per Freak Out

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