Snowbird – Moon (Bella Union)

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Snowbird – Moon (Bella Union)

Tra le produzioni musicali indipendenti degli ultimi anni è innegabile che una forte esposizione mediatica la stia godendo quella scena contesa tra dream-pop e wave.
Basti pensare ad una formazione come quella delle Warpaint ad esempio a far comprendere facilmente ai nostri lettori come sia possibile tirare avanti di ‘rendita’.
E’ possibile che tra le varie operazioni ‘amarcord’ finisca indistinto anche questo Moon, disco d’esordio degli Snowbird di Simon Raymonde. E non sarebbe un grave errore tutto sommato poiché parzialmente esso lo è.
Il grave errore sarebbe invece quello di non riconoscere Snowbird come il progetto che più e meglio di ogni altro rende omaggio al gruppo che ha contribuito a fondare il genere, quei Cocteau Twins di cui Simon ne era membro costitutivo. E dai quali proviene anche Robin Guthrie che insieme a Simon mette su la Bella Union, storica etichetta del disco in oggetto.
L’inizio è da tuffo al cuore, da vertigine, la medesima che erano capaci di provocare i Cocteau.
I Heard The Owl Call My Name si perde nelle stesse soffici e concentriche volute azzurre nelle quali ci perdevamo con Liz Fraser. La citazione è così smaccatamente palese che non si può non intendere come un sincero tributo a quei giganti.
E nonostante nel resto dell’album siano diversi i momenti che indulgono in quel ‘dolce ricordo’, si fa fatica a pensare Moon come un disco totalmente passatista poiché (e forse è qui l’abilità del maestro) in esso si fondono anche altre bellissime suggestioni come ad esempio in Where Foxes Hide in cui ci si addentra negli stessi boschi fatati dei dischi solisti di Meg Baird degli Espers. Gemme cristalline in cui romanticismo e malinconia si alternano, andando a delineare quel panorama dai colori delicati come quelli di Bears On My Trail, a volte suggeriti da una semplice linea di piano come in PorcelainDalla voce di Stephanie Dosen musica da sogno dunque (oltre ad un paio di Radiohead che qui collaborano).

Comprenderei la stanchezza dell’ascoltatore a fronte dell’ennesima proposta dalla stessa gamma cromatica,  ma qui si richiede quel minimo di attenzione che permetta di tracciare sulla propria lavagna l’elenco dei buoni e dei cattivi e lasci inserire nella lista dei buoni, insieme agli Esben & The Witch, anche gli Snowbird.

recensito su Freak Out Magazine

 

 

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