A Modern Way To Die: quando il retrò continua ad essere evocativo

Copertina AMWTD copia

A Modern Way To Die – Pulse And Treatment (Seahorse Recordings)

Dalla metà degli anni ottanta una delle missioni che il rock avrebbe dovuto portare a compimento, riuscendoci, è stata quella di diradare le nebbie del post-punk allora imperante.

Diversi poi sarebbero stati i modi di dissolvere la dark music e la new wave.

Il primo, più eclatante, è stato quello di cercare realmente la luce attraverso aperture anthemiche ed universali. I primi crepuscolari U2 potrebbero essere un buon esempio, ma anche i Sisters Of Mercy terminali sempre più coinvolti dal ritmo sintetico rendono l’idea.

Un altro modo, forse più sottile ed intrigante è stato quello di contaminarsi con il guitar rock che da lì a breve sarebbe stato denominato shoegaze. Non parlo di quello acidamente pop di Jesus & Mary Chain, penso semmai a certe chitarre sospese e circolari, vagamente psichedeliche di gente come The Church o House Of Love, in qualche modo sempre oscuri persino quando non volevano esserlo, scotto da pagare per gli psichedelici fuori stagione.

Rievocare tali scenari nel 2014 evitando il rischio di cadere nella sterile imitazione è stata la sfida, innegabilmente stravinta, da A Modern Way To Die.amwtd

E se il trio catanese perviene a tale risultato è perchè non fa nulla per nascondere le sue influenze più riconoscibili, anzi la convinzione che caratterizza Pulse And Treatment fa di esso un album che non sfigurerebbe tra i capolavori del periodo. L’immediatezza – che non sempre è un pregio – diventa qui punto di forza e se la voce fredda ed evocativa di Patrick Guerrera ci ricorda i primi onirici Litfiba o il Nick Cave più sermonico se non l’ultimo Peter Murphy, esteta estremo, è perchè essa va per diritto naturale ad insinuarsi lì in mezzo. Ed anche la ‘fase electro’ è fondamentale per gli A Modern Way To Die, non bisogna dimenticarlo, ed ecco che quei synth cari ai Soft Cell o ai New Order allora ritornano utili.

Un album pieno, carico, intenso, dall’inizio alla fine, in cui si attraversa una galleria di specchi dai quali si affacciano i profili severi di Ian Curtis e di Andrew Eldritch, dove le gesta decadenti di Clan Of Xymox e Bauhaus hanno ancora asilo, dove è possibile essere rapiti da chitarre sature ed acidissime ma al contempo piombare sui più oscuri dancefloors ove sorridere ubriachi pensando che se nel rock è già stato detto tutto, a volte basterebbe solo che fosse ridetto bene. Come avviene in Pulse And Treatment, un disco magnificamente ossessivo, paranoico ed epico.

(scritta per Rockline)

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