Boxerin Club: indie pop e collane di fiori

aloha krakatoa - boxerin club

Boxerin Club – Aloha Krakatoa (Bomba Dischi)

Son passati due anni esatti dall’ e.p. d’esordio dei Boxerin Club (esordio anche della label Bomba Dischi) e ricordo ancora l’entusiasmo con cui accompagnammo quel debutto.

Con il full length – sempre per la stessa label – la formazione romana riconferma tutti i numeri di cui è capace.

Coadiuvati stavolta da sua eminenza psichedelica Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, l’indie pop in gonnellino di paglia e collane di fiori dei Boxerin Club, corroborante toccasana alla calura dell’estate incombente e alla noia di certe ovvietà ‘indie’ nostrane, dimostra come sia possibile andare ben oltre una vaga definizione – seppur calzante – di indie-pop esotico.

Del resto come chiamare diversamente questa formula irresisitibile ed originale che i nostri han trovato e che solo apparentemente sembra ‘lontana’ dalle consuete geografie musicali?

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Dietro l’appeal sixties e ‘beach oriented’ si scorgono sagome di icone ‘indie’ trasposte per assurdo in paesaggi sonori languidi e rilassati. Immaginiamo Morrissey con gli Smiths al completo che decidono di abbandonare la grigia Albione degli ottanta per andare ad abbronzarsi e sorseggiare latte di cocco. O i primi Pixies – che già non lesinavano in suggestioni da isole lontane – limati di tutti i loro spigoli punk. Ed aggiungete dei fiati, che rendon meglio l’idea.

Avi Buffalo dicevamo la scorsa volta quale allusione spinta alla freschezza della gioventù. Ora e più convinti parliamo anche di Stornoway e all’energia positiva che promana da certe nicchie malviste dai più.

Si, certo, salta all’occhio dell’attento lettore/ascoltatore che tutti i paragoni sono con bands straniere ma il punto di forza del combo capitolino è non somigliare a niente di quel che gira qui ed avere un forte appeal e credibilità verso un mercato aperto. Come quello dell’ “’intellighenzia indie” statunitense degli anni dieci del nuovo millennio che ha ben compreso che elementi mutuati dalle ritmiche degli ‘altri’ mondi (altri rispetto al pop o al rock, all’America o all’Europa) arricchiscono di colore e nuova linfa un discorso sul pop che non si vuole fermare alle chitarre twangy. E se l’han capito santoni come Panda Bear o altri nomi di quel rosario da pseudo-intellettuali che le intuizioni di David Byrne molti decenni prima potevano funzionare, ora qui da noi – felicissima eccezione – l’han capito anche i Boxerin Club.

Recensito su Rockline

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