RCM: musica ad alta eco-sostenibilità

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RCM – ElettroDomestica (ASD RCM)

L’idea di riutilizzare cose, oggetti, strumenti e quant’altro possa essere idoneo a registrare addirittura un album sembra prendere sempre più piede ultimamente.

Basti pensare ai Bamboo o ad alcuni brani degli ultimi Deadburger. Ma un’ecologia musicale fa bene alla musica? A giudicare dalle prove citate direi di sì, soprattutto quando – come per il Riciclato Circo Musicale – l’esecuzione non è fine a sé stessa, cioè allo sfoggio dell’invenzione tecnica ma funzionale a produrre buona musica in senso più ampio.

Il quartetto marchigiano, già al secondo full-length, dietro l’apparenza naif, dimostra anche una certa capacità di compiacere un pubblico non necessariamente sofisticato.

Terra Arida che inaugura il disco sembra quasi rinverdire la lezione di una certa exotica cinematografica anni settanta, tipica delle soundtracks delle serie ‘mondo qualcosa’. Un inizio ottimo, adatto a rinfrescanti cocktail-party estivi.

Una leggerezza consapevole quindi, la stessa che può consentire di fare una cover senza stravolgerla scegliendo un gruppo giovane e abbastanza hype – almeno lo scorso anno – come gli Alt-J di cui si propone Breezeblocks.

Altra traccia molto centrata è Sconfini, pura italodisco divertente senza essere volgare o apparire datata grazie ad una scelta nei suoni lontana dalle pacchianerie dance che spesso sono in agguato in certi ambiti.

Il resto dell’album appare invece più debole – almeno rispetto alle prime tre tracce. Se Love Hymn dalle cadenze reggae un po’ scontate o Rajasthan dalle atmosfere circensi memori di Bassanese o Capossela si possono considerare qui peccato veniale per la grazia ed il senso del gioco con cui vengono eseguite, non si può dire altrettanto del resto, forse un pò troppo alienato nelle atmosfere surreali ad un passo dal nonsense o nell’esaltazione di una sensibilità neo-ecologista eccessivamente dominante.

Se gli RCM mettessero tutto bene a fuoco come hanno fatto nei primi brani citati, sicuramente potrebbero anche pensare ad un’ipotesi di neo-disco-lounge alternativa esportabile anche al di fuori del circolo kitsch cui appartengono, ne hanno tutte le capacità e lo sanno.

Recensione presente anche su Rockline

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