Swans: prolifica la ‘second life’ del vecchio Michael

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Swans – To Be Kind (Mute)

La seconda vita degli Swans sembra molto prolifica. Questo nuovo To Be Kind dura quasi due ore (triplo vinile o doppio cd), prodotto dallo stesso Michael Gira e registrato da John Congleton in Texas.
Il dubbio che un certo manierismo, il mestiere insomma, stia prendendo il sopravvento appare del tutto legittimo anche se ai più questo potrà sembrare eresia.
Del resto To Be Kind non è affatto un album brutto o inutile. Semmai questo vuol dire che non c’è più nessun effetto sorpresa; Gira ci sta riabituando a questi piacevoli tour de force che nei live trovano la dimensione ideale della catarsi.
Special guests Saint Vincent ai cori, Julia Kent agli archi e Bill Rieflin a tutto il resto.

L’iniziale Screen Shot sembra una litania a metà tra gli Om e i Primus con la voce magnetica di Michael Gira che evoca l’espressionismo industrial post-ottantiano volto all’azzeramento di tutte le emozioni mentre in She Loves Us sono i fantasmi del primo Cave ad affacciarsi, quello tutto disperazione ed occhi arrossati periodo Birthday Party, in chiave moderna ed asettica.
E’ la lentezza invece a dominare in Just A Little Boy dalla struttura blues westernata, dai panegirici slide e dalle folli voci di ubriachi moribondi che chiedono e cercano soltanto amore.
Kirsten Supine è il tentativo riuscito di conciliare il folk apocalittico ed il post-rock, mentre A Little God In My Hands unisce una strana sorta di funky freddo alla drone music. E c’è pure spazio per il math rock tribale di Oxygen.

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Il momento epico, l’apocalisse di 35 minuti questa volta è demandata a Bring The Sun/Touissant L’Ouverture, in cui la voce alienante di Gira richiama in qualche modo la tragica figura morrisoniana attraversando tutte le varianti di musica del dolore degli ultimi quarant’ anni.
Poi i lamenti pseudo-etnici con speculare corredo percussivo e spunti acustici di Nathalie Neal, il cui impianto è largamente conosciuto e sfruttato (atmosferico e lento dapprima, marziale poi, sussurrato al crepuscolo), come nell’omonima To Be Kind in cui è la magnificenza orchestrale poi a vincere.

In conclusione duole un pò dire che a dispetto delle miriadi di nuove uscite di genere, anche da parte di nuove bands e formazioni simili, il vecchio Michael resta sempre il maestro. Lunga vita a lui.

 

recensito per FreakOut Magazine qui

 

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