Brian Setzer: chiedetelo a quelli del Summer Jamboree..

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Brian Setzer – Rockabilly Riot! All Original (Surfdog/Membran)

Il rockabilly è da sempre considerato un figlio minore all’interno della grande famiglia del rock and roll. Eppure molto rock and roll della golden era nasce già ‘rockabilly’, solo che non era uso chiamarlo così.

Il suo grande rilancio dunque è legato agli anni ’80, epoca in cui esso flirtando con il garage e con il punk si sdogana presso un pubblico più vasto.

E forse proprio la liaison con il garage lo ha relegato in quella nicchia naturale riservata ai ‘troppo conservatori’, mentre quella con il punk si è rivelata poi più effimera poichè basata solo su presupposti estetico-formali.

Le ulteriori derive psicotiche di formazioni quali Cramps o Demented Are Go, pur restando nell’ambito del ‘culto’, hanno poi conferito nuova gloria al genere coniando apposta il termine psychobilly ma questo – per quanto necessario a comprendere la vicenda in una prospettiva storica – ci allontanerebbe troppo dalla nostra trattazione.

L’anello mancante tra Buddy Holly, Jerry Lee Lewis ed Eddie Cochran e questi ultimi horror and b.movie addicted citati si chiama Stray Cats, chi altri?

Nell’immaginario collettivo del rock la figura iconica che più di ogni altra suggerisce ciuffo a banana e giubbetto black leather è proprio la formazione di Brian Setzer, Slim Jim Phantom e Lee Rocker che tra continue reunion e scioglimenti non impedisce al suo leader di portare avanti un’intensa carriera solista.

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E che non si trattasse solo di fuffa poseur è all’orecchio di tutti ancora oggi. Brian Setzer è un talentuosissimo chitarrista che conosce ogni interstizio che si cela tra rock and roll, swing e r’&b’ e può dimostrarlo ai più giovani che possono recuperare con questo ultimo Rockabilly Riot! All Original, (ultimo arrivato della serie Rockabilly Riot).

Se proprio volessimo trovare un difetto – ed è tutto dire – è nella cover che ci presenta un Brian abbigliato a metà tra Elvis ed una star del country dei fifties, ma il ritorno alle origini, oltre che alle precedenti implicazioni orchestrali (che qui non ci sono assolutamente) passa anche da questi aspetti di marketing.

Per il resto è tutto esattamente così come ci si aspetta, anzi, forse anche meglio per l’energia che a dispetto dell’età Brian Setzer ancora dispensa.

Si passa da tracce al fulmicotone come l’iniziale Let’s Shake, vero invito alla rissa e grande prova di tasti picchiati da parte di Kevin McKendree (della chitarra di Setzer abbiamo già detto e non lo ripeteremo) e Rockabilly Blues, standard da manuale, allo speed blues vizioso di Vinyl Records, dall’accomodante tremolo Fleshtones di What’s Her Name al ritornello contagioso di Calamity Jane. E c’è persino il languido momento presleyano di The Girl With The Blues In Her Eyes prima dello spericolato scoglilingua conclusivo di Cock-A-Doodle Don’t.

Tutto ciò vi sembra anacronistico? Lo è. Provate a chiedere però a quelli del Summer Jamboree se non è anche dannatamente divertente.

Recensito su Rockline

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