Future Islands: il ‘latte più’ della new wave

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Future Islands – Singles (4 AD)

D’accordo che il ripercorrere in tutti i modi possibili il passato – anzi no, non giriamoci intorno e diciamolo pure: gli anni ottanta – ha anche – e già da un bel po’ – stancato, ma come la mettiamo con tutti quei magnifici visionari che pur prendendone alcuni elementi, molto caratteristici e riconoscibili, son capaci di farne qualcosa di completamente nuovo o almeno decisamente rinnovato?tumblr_n2op5kxFmW1qdl86po2_500

Fanno parte di questa categoria i Future Islands da Baltimora, che senza alcuna vergogna per i sintetizzatori e consapevoli dell’ugola ‘maschia’ e fortemente espressiva del cantante Samuel T.Herring vicina per certi versi ai graffiati di Joe Cocker, Rod Stewart e Colin Hay (Men At Work) passano sotto 4AD dopo tre albums due dei quali con Thrill Jockey (ambedue le labels esempi di attenzione alla qualità, al di là delle ovvie necessità commerciali).

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E se le iniziali Seasons e Spirit già non fanno prigionieri, svelando da subito tutto il potenziale di Singles ed immortalando l’epica eighties proprio grazie a questa intensità sconosciuta agli artigiani del ripescaggio, è nelle pagine ‘minori’ come Back In The Tall Grass Like The Moon che si allunga la vita alla new-wave, che la si scongela e le si dona nuova linfa, dimostrando che ne esistevano pieghe ancora poco esplorate. Per non dire di Fall From Grace, nella cui atmosfera noir si fa strada un incredibile growling, assolutamente coerente nel contesto quasi cinematografico della traccia.

Che vi piaccia o meno, tra i dischi dell’anno.

su Rockline

 

 

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