Ben Frost: L’Aurora che confonde

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Ben Frost – Aurora (Mute)

Ben Frost è uno dei compositori/producer più apprezzati degli ultimi anni perché è riuscito a coniugare il minimalismo da soundtrack alle più oscure e moderne istanze drone/ambient.

Un percorso costellato di ottime prove, dal più composto Steel Wound di ormai un decennio fa al più complesso e per molti versi inebriante By The Throat del 2009, giusto per citare il Frost che ci ha colpiti di più.

Ed ancora rapiti da quelle atmosfere austere, da quelle cattedrali alla fine del mondo, da quei paesaggi naturali ora fumosi ora notturni ma non privi di screziature di luce, arriva questo Aurora a confonderci la visione.

Realizzato con la presenza di Thor Harris degli Swans e di Greg Fox, batterista della band black metal avanguardista newyorkese Liturgy, Aurora è un album che per molti versi lascia interdetti.

ben-frostPur restando infinitamente superiore a tante produzioni di genere, la scelta di utilizzare un corredo di suoni spesso mutuati dai più plasticosi synth dei ’90 risulta di difficile comprensione.

Certamente la capacità di sperimentazione – quando si tratta di artisti di tale levatura – è sempre molto ampia e permette le più ardite contaminazioni, ciò nonostante il fatto che certi suoni siano oggettivamente brutti è innegabile.

Fossimo nella categoria degli ironici e allora probabilmente, anche a forza, un senso glielo avremmo potuto/dovuto trovare, ma non è questo il caso. L’unica chiave di lettura quindi resta quella che vede Ben Frost alle prese con una sua volontà di mettersi in gioco in una dimensione antiestetica o esteticamente negativa, per quanto anche questo potrebbe essere facilmente opinabile.

Preservata la parte ambientale, sempre più che all’altezza delle aspettative e rinvigorita anche la componente ritmica, in taluni casi tribale e spinta sino ad una sorta di groove, resta quell’irrisolto  martial-electro figlio della EBM più deteriore o di certa darkwave da dancefloors teutonici del passato che trancia i fili del nostro sentire, allorquando raccolti ed in mistico isolamento riusciamo anche a godere delle trame di questa Aurora fintanto che esso non arriva a farci decretare che se non di mezzo passo falso si tratta, del primo disco di un Ben Frost minore forse sì.

 

Scritta per Freak Out Magazine

 

 

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