J Mascis: mr. Dinosaur in odor di santità

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J Mascis – Tied To A Star (Sub Pop)

 

La sensazione che Mascis abbia riformato i Dinosaur Jr. per soddisfare le sue intemperanze elettriche, ascoltando gli album solisti a suo nome, è ormai più di un indizio e Tied To A Star ne è la conferma, fin dall’iniziale Me Again in cui è la quiete totale a dominare l’ascolto.

Più pop la successiva Every Morning ma non sarà quell’assolo elettrico a farci cambiare idea. Perchè è in questo modo che Mascis è diventato un classico, al di là del ‘dinosauro’, pur partendo da esso, raccogliendone tutte le migliori intuizioni e diluendole in quel flavour mascisiano unico ed inimitabile. Ad oggi la sua ipotesi di ‘folk-rock meets indie-pop’ resta una delle più credibili, a dispetto dell’età.

Non è questa musica di sensazioni forti, mai.

Il suo appeal, il suo punto di forza è nelle penombre in cui si rifugia, nei pastelli acidognoli di cui si colora. Accordi sospesi per canzoni sospese, ed Heal The Star è qui ottimo esempio di come temperare le emozioni a gradazioni crepuscolari.

j_mascis_03Un altro filone interessante da seguire di questo nuovo Mascis sempre uguale a sé stesso è quello che lo vede alla prese con degli spunti che diremmo ‘spirituali’. La seconda parte della già citata Heal The Star presenta degli orientalismi più vicini a Ben Chasny che non ad una generica idea di indie-rock, e se Chasny è legato a sua volta ai primitivisti americani come Fahey o Kottke, abbiamo la chiusa del cerchio.Questa che potrebbe essere solo una suggestione, in verità è ancora più forte nel country raga di Drifter e seguendo questa traccia abbiamo scoperto che il nostro ha partecipato alla soundtrack del pluripremiato documentario One Track Heart – The Story Of Krishna Das (cioè il vocalist del nucleo embrionale dei Blue Öyster Cult che negli anni ’70 dopo abusi di droghe e depressione lasciò Long Island per l’India e dopo intense frequentazioni di guru e maestri spirituali è diventato a sua volta maestro di fama mondiale di kirtan, particolare stile di canto devozionale indiano).

E i lunghi capelli e la barba bianca di Mascis ben si prestano all’immaginario di un santone indiano, ci può stare.

Disco del mese su Rockline

 

 

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