Il Disordine Delle Cose: Nel Posto Giusto

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Il Disordine Delle Cose – Nel Posto Giusto (Black Candy Records)

 

Finire Nel Posto Giusto per registrare questo terzo album significa forse andare a registrarlo a Glasgow, dopo Torino e l’Islanda. Spiriti errabondi i piemontesi Il Disordine Delle Cose giunti al terzo album e ad una maturità qui rivelata frutto di esperienze accumulate e gioie condivise con i loro amici che sono la crema dell’adult indie italiano: Perturbazione, La Crus, Paolo Benvegnù, Marta Sui Tubi (con cui condividono Mattia Boschi) e molti altri.

Nel Posto Giusto è un disco bellissimo perché aggiunge cose, introduce elementi, azzarda contaminazioni inusitate senza rinnegare tutto ciò che li accomuna ai celebri e già citati nomi a cui aggiungerei anche i mai troppo osannati Non Voglio Che Clara per una certa affinità vocale. Purtroppo nell’indie rock italiano le voci spesso sono un problema poiché si pensa che per raggiungere determinati livelli di intensità espressiva occorra assumere accenti drammatici esasperati che non solo risultano ridicoli, specialmente quando declinano in dizioni anglofone, ma anche tristemente derivativi quando scimmiottano i soliti due o tre fini dicitori che abbiamo; ecco che nel caso del Disordine Delle Cose – come per Fabio De Min per i bellunesi – abbiamo degli ottimi esempi di cantato pulito, equilibrato, espressivo ed in taluni casi perfino commovente (ma a differenza dei NVCC Il Disordine Delle Cose è rock).39

Questo appeal melodico e queste liriche funzionano alla grande quando incontrano meravigliose albe in technicolor alla Mercury Rev, sorta di shoegaze meets prog, con tutti quegli archi, giri simil-Pixies brevissimi e senza fronzoli, grandeur progressive nella code, altissimo senso del pop, inserti seventies mai così lontani dalla matrice indie nostrana eppure magicamente incastrati, depistaggi ottantiani, citazioni di XTC (provate a canticchiare Making Plans For Nigel nei primi secondi de La Statua) e c’è perfino un ospite speciale, Chris Geddes dei Belle And Sebastian, all’organo nella conclusiva Sulla Schiena, beccato per caso un giorno lì al bar.

Una band ed un disco che per tanti motivi san farsi notare, non ultimo il packaging che vi impedirà di riporre il cd negli spazi convenzionalmente utilizzati per i cd ma adattissimo a quello dei libri.

E soprattutto rock italiano che sa abbracciare la poesia, da valutare anche per le charts di fine anno.

Rockline consiglia

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