Saro Cosentino: alla regia di un remake con una squadra di stelle

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Saro Cosentino – Ones and Zeros Reloaded (Aratro / Ma.Ra.Cash)

Saro Cosentino è un ‘regista sonoro’ che fin dagli anni settanta ha collaborato con nomi importanti del panorama internazionale, troppi per elencarli tutti ma da pena capitale non citare almeno Franco Battiato, Peter Gabriel e gli Ozric Tentacles.

Questo Ones and Zeros come si può intuire dal titolo è un remake dell’omonimo album del 1997 uscito per i Dischi del Mulo/C.P.I. (ecco compreso anche il ringraziamento a Zamboni e Ferretti) ma questa volta Cosentino ha preferito affidare completamente tutte le parti vocali distribuendole tra il cantante dei Van Der Graaf Generator Peter Hammill, Jakko M. Jakszyk (King Crimson, Level 42), la vocalist e songwriter australiana Karen Eden e Tim Bowness (No-Man).

Ma la lista di amici illustri non termina qui poiché in questa line-up figurano tra gli altri anche Richard Blair (Peter Gabriel, Daniel Lanois), Pandit Dinesh (Mike Oldfield), John Giblin (Simple Minds, Phil Collins, Alan Parson), Trey Gunn (Robert Fripp, David Sylvian, Michael Brook), Gavin Harrison (Porcupine Tree, King Crimson), David Rhodes (Peter Gabriel) e Shankar (Peter Gabriel, Bill Laswell).

Questa dovizia di dettagli non è atto dovuto a mò di riempitivo, essa vuole bensì essere una sorta di viatico, di indicazione alle atmosfere che permeano l’abum, ai suoni tondi e levigati di Ones and Zeros Reloaded che ad un primo ascolto potrebbero anche allontanare chi non ama produzioni troppo sinuose; costoro potrebbero confonderli con quelle sonorità che sovente si diffondono in certi salotti borghesi che nel tempo hanno trasformato la sperimentazione in accomodante ambient e certa world music in new-age elettronica. Con le migliori intenzioni spesso si son perpetrati i danni peggiori.
Non è questo il caso, fortunatamente, e i nomi citati non sono l’unica garanzia; saranno la classe e l’eleganza ampiamente diffuse da quest’album a confermarla, basta solo soffermarsi su Days Of Flaming Youth memore del miglior Sylvian, su Defying Gravity in equilibrio tra pop-wave out of time e soavità progressive o sulle sospensioni ethno-ambient di 9:47 – P.M. Eastern Time.
Dovendo usare un solo aggettivo, sicuramente diremmo sofisticato.

(su Rockline)

 

 

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