Electric Wizard: il ritorno dell’acid doom

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Electric Wizard – Time To Die (Spinefarm)

Il loro ultimo album, Black Masses, risale a ben quattro anni fa. Un lasso di tempo più che adeguato – per qualcuno infinito – per farci sentire la loro mancanza e sfornare un nuovo disco carico, denso, come lo standard dei nostri narcosatanisti preferiti richiede.

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Ed i leccarospi del Dorset ci hanno messo davvero l’anima per Time To Die; non deve essere stata indolore la separazione dalla storica label Rise Above, per non parlare dell’instabilità della sezione ritmica: Mark Greening alle pelli è si ritornato, ma sembra sia nuovamente andato via dalla band mentre per quanto riguarda il bassista Clayton Burgess non si capisce se in quest’album ci suoni o meno (il citato Count Orlof nella formazione dovrebbe/potrebbe essere lo stesso Oborn).

Generalmente un gruppo che non evolve e che continua a marciare/marcire sempre sullo stesso percorso che lo ha portato ad un presunto successo, artisticamente dovrebbe morire.Unknown-1

Nel caso degli Electric Wizard noi non ci aspettiamo altro e soprattutto non vogliamo altro: che continuino a fare esattamente quello che han sempre fatto

E se Time To Die si avvicini di più al sound di Dopethrone piuttosto che alle sonorità degli ultimi due album è un dato che può far piacere ma interessare fino ad un certo punto poiché riuscire ad annullare il pensiero e fermare la mente non con l’ambient music o con la classica, ma con qualsiasi disco degli Electric Wizard nell’esatto istante in cui si preme il play non è davvero da tutti.

Electric WizardEcco perchè leggere in rete che il disco non presenta novità, è troppo lungo e ripetitivo e così via non può che far ridere.

Qualcuno si aspettava qualcosa di diverso dalla trasformazione del formato canzone in lunghe jam oscure ed acide?
Qualcuno voleva chitarre accordate di mezzo tono più in alto?
Qualcuno avrebbe rinunciato al suono più fantasticamente chiuso ed opprimente che ci sia?
Qualcuno avrebbe voluto resistere a quelle benzodiazepiniche spirali psicodark che ammorbidiscono l’encefalo?

4894285Gli Electric Wizard, nel concetto di reiterazione nel rock, sono ad uno stadio molto elevato. Qualcuno dovrebbe proporre dei test neurologici capaci di evidenziare le differenze e le analogie che si riscontrano in soggetti che hanno assunto stupefacenti ed altri che non lo hanno fatto ma hanno ascoltato lo ‘stregone elettrico’.

Per quanto riguarda invece i contenuti, i consueti surrogati di nichilismo stavolta sono mutuati dalla cronaca nera passata laddove nei precedenti dischi si attingeva di più a letteratura o a film horror di serie B. In ogni caso si perviene sempre a quella strana sorta di fiction da trip andati a male.

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E se i nostri ci credano davvero o se si calano soltanto in questo ruolo fumettistico, non ci interessa proprio per niente.

electric_wizard01_website_image_fghs_wxgaQuel che ci interessa è quel wah-wah che si solleva e brucia l’aria intorno al quarto minuto e mezzo di Time To Die, il riff slabbrato e crudo che sostiene I’Am Nothing, l’approccio garage rivolto al doom di Funeral Of Your Mind, il ponte con l’hard-blues di Lucifer’s Slave, l’aria di perversione generale che si respira in We Love The Dead e quell’organo che fa capolino qua e là come se fosse suonato dagli Atomic Rooster.. dieci metri sotto terra.

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