Miriam In Siberia: rock psych nordamericano .. made in Aversa


misc

Miriam In Siberia – Failing (Autoprod.)

Per non farci fuorviare dai nomi diciamo subito che i Miriam In Siberia non fanno new-wave e vengono da quella parte di provincia casertana che è già Napoli.

Benchè questo Failing sia il loro terzo album, il loro nome ci era del tutto sconosciuto.

Mettendoci sulle loro tracce per capire com’è che una band dal nome così freddo, proveniente da una zona così calda suoni un rock così bollente, scopriamo che questo prodotto è il frutto di una sicura evoluzione e non avendo modo di sapere com’erano prima, al di là delle descrizioni che si possono leggere, ci siamo affidati a Spotify ed abbiamo trovato due brani all’interno di compilation relative ad un paio di edizioni dell’Atellana Festival.

Ci esimiamo dal giudizio su quei lavori poiché non è questa la sede deputata ed anche perché un’ eventuale opinione non potrebbe che essere ingiustamente e superficialmente parziale ma vi abbiamo raccontato tutto questo perché se dovesse venirvi la curiosità, dovete sapere che oggi i Miriam In Siberia sono tutt’altra cosa.

mis2A cominciare dal cantato in inglese, funzionale a sonorità proprie della moderna scena psych-rock nord americana.

Questo già indica che la nostra Miriam non inventa nulla di nuovo, ma le riconosciamo il merito di un nobile ispirarsi rispetto alla maggior parte delle formazioni nostrane inclini a suoni hard di matrice stoner/doom-rock troppo spesso limitate ai soli panorami desertici mid-nineties.

E’ dal triangolo Arbouretum/Black Mountain/Dead Meadow che il quartetto campano trae linfa e lo fa anche molto bene, abusando finalmente dell’hammond oltre che del fuzz, pestando sulle pelli con il vigore necessario e correndo liberi negli ariosi e grandi spazi dell’odierna psichedelia hard.mis3

Dai primi mutuano il tiro pachidermico mentre quelle pause, quelle sospensioni sono tipiche del gruppo di Dave Heumann, di cui hanno imparato fin troppo bene la lezione. Dei Dead Meadow è invece il passo pesante, la coltre densa e fumosa entro cui si muovono. Questo vale per 4/5 del disco e tutto scorre bene, molto bene, fin troppo. E’ solo la terza traccia, Down From A Mountain a non convincere e non perché sia un pezzo brutto, affatto, ma solo perché i nostri cadono esattamente nel paradigma – finora abilmente scongiurato – delle altre band che richiamano quelle sonorità a cavallo tra grunge e stoner, un po’ come gli Abdullah per chi li ricorda o gli Acrimony meno misticheggianti. E questo cambio d’atmosfera messo proprio lì al centro rovina un po’ la festa, ma non bisogna farne un dramma visto che i Miriam In Siberia per essere una band in transizione son stati fin troppo bravi e nel finale di Don’t Anyone ci regalano perfino una cavalcata space hawkindiana che chiedere di più è da irriconoscenti.

Failing è stato registrato a Napoli e masterizzato in analogico a New York, è in edizione limitata in vinile 12” e lascia presagire belle cose a venire.




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