Junkfood: tra jazz, rock, ambient, elettronica e Giovanni Pascoli

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Junkfood – The Cold Summer Of The Dead (Blinde Proteus/Trovarobato)

 

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La scelta di dare per titolo alla seconda opera di Junkfood la traduzione dell’ultimo verso della poesia di Pascoli, Novembre (quella sull’estate di S.Martino tratta dalla raccolta Myricae) è già di per sé esercizio eloquente e raffinato.

Un mondo oscuro e labirintico dietro una nitidezza apparente, oltre i colori vividi e forti come le espressioni utilizzate dal quartetto per allontanarsi da queste folate di morte, da queste immagini che nella loro ambigua bellezza potrebbero essere state elaborate anche da un David Lynch.
E se la musica dei Junkfood si presta moltissimo ad un immaginario cinematografico è perché utilizza un formato strumentale in cui convivono jazz, rock ed elettronica senza la necessità di una gerarchia ben precisa e questo permette una grandissima libertà operativa senza però sfociare in soluzioni parossisticamente anarchiche.junkfood

Ora veloci e cattivi, ora riflessivi e sospesi, con la chitarra che reiterando ricorda anche cose etniche, simili a sirtaki suonati dai Birthday Party, drones che imitano didgeridoo, il passo funereo di una processione andalusa durante la ‘semana santa’ guidata da Bill Frisell, jazz impressionista, doom rock, sketch circensi non meno sinistri di quelli dei Coil ed ancora Morricone meets Calexico meets drone ‘n’ bass in calvari acustico-psichedelici.
Casse che friggono.

C’è tutto questo nel lavoro ultravisionario del quartetto romagnolo prodotto da Tommaso Colliva, tra quelli che resteranno sicuramente impressi tra gli ascolti di quest’anno.

Recensione su Rockline

 

 

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