Carrino: il nitore del folk contro il buio contemporaneo

Copertina

Enrico Carrino – LowLife (Granular Skin)

Vecchia conoscenza Carrino che mette da parte i monicker Ame ed Amepantin pur prendendo l’approccio acustico dal primo e l’italiano dal secondo.

In queste metamorfosi, in questi continui cambi di muta, quello che emerge è una necessità dell’artista di aderire ad una verità – una sua verità – che sovrasta ogni logica di mercato, ogni tendenza, scevra da qualsivoglia calcolo.

Questo è quello che arriva al di là della musica, ad un livello più profondo, perché mantenendosi sulla semplice valutazione estetica possiamo sicuramente dire che questo di Enrico è anche il disco più semplice ed immediato, ma al contempo ricco e completo.

Come un cerchio che si chiude, dopo aver sperimentato in lungo ed in largo, sembra che questa dimensione sia quella che meglio ci permetta di comprenderlo. Un tessuto chitarristico mai così nitido che deve tutto al folk degli anni settanta come a quello dei nostri giorni che a quegli anni guarda.Carrino

Gli arpeggi cristallini di LowLife troveranno ampi consensi sia da parte dei fan di Comus, Fairport Convention e Pentangle che di Espers e Circulus. Può sembrare strano che non ci sia nessun elemento schiettamente mediterraneo per un artista campano, ma che il suo spirito sia più affine a quello nordeuropeo, almeno adesso, lo lascia intendere egli stesso nell’incipit di Come Una Montagna.

La malinconia, la nostalgia, gli accordi in minore qui diventano molto più di una denuncia al male di vivere: qui si rasenta una dichiarazione di pessimismo cosmico. Nuvole non è forse una preghiera alla Nick Drake di identificazione nella purezza della natura lontana dai nostri meschini business terreni?

Oltre alla chitarra c’è poi la voce di Enrico, che come già detto per i suoi lavori precedenti, assume dei toni che forse non a tutti possono piacere, sia per quel suo vagheggiare tra il poetico/teatrale come in certo folk/prog nazionale impegnato degli anni delle contestazioni, sia per quella marcata dizione regionale che limita la sua fruibilità in contesti geografici ‘altri’ ma su cui si può sicuramente lavorare, se si vuole.

In ogni caso parliamo di specie artistica in estinzione e come tale va ascoltato, protetto e salvaguardato che tra poco così non ce ne saranno più.

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