Simone Olivieri: una farmacia davvero intrigante

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aphoteke

Simone Olivieri – Aphoteke (New Sonic Records)

Se parlando dell’ e.p. di Simone Olivieri dello scorso anno ho citato tra gli altri Syd Barrett e Beatles per alludere ad una dimensione di psichedelia pop nel quale il nostro sembra trovarsi a suo agio, con Aphoteke le intuizioni che affiorano sono in un certo senso ancora più interessanti.

L’atmosfera, rispetto a quel lavoro, è più raccolta e scarna e suggerisce trame di scuola canterburyana che affiorano qua e là come nel siparietto di Controra ma soprattutto in Tempesta, in cui aleggia la presenza vocale di Robert Wyatt che il nostro sembra aver studiato bene.

Certo, l’idea di tessere bozzetti intimi con fili di folk surreale sono ad un passo dal cantilenare autistico del mondo infantile (non era forse Kevin Ayers – per tornare a quella scena – un folle mattacchione?) ma un’altra dote di cui Simone Olivieri è dotato, come ha dimostrato anche in passato, è il dono della sintesi; importante sapere quando fermarsi per non diventar stucchevoli.

Se consideriamo che Simone ha poi deciso di affidarsi al cantato in italiano (scelta coraggiosa vista anche la proposta, non che ce ne sia tanta di roba così in giro in Italia.. a parte il cantato ingenuo un pò Colapesce che mi sovviene in Incespico) comprendiamo agevolmente come Aphoteke dalla suggestiva copertina sia disco davvero originale.

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