Orlando Manfredi & Duemanosinistra: folgorato sulla via di Santiago

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Orlando Manfredi & Duemanosinistra – From Orlando To Santiago (Mexicat)

Sembra che l’esperienza del ‘cammino di Santiago di Compostela’ porti sempre con sé un’aura mistico-artistica che va al di là delle motivazioni individuali di natura più o meno spirituale che possono riguardare chi lo compie.

Ricordo un viaggio in treno Barcellona/San Sebastiàn. Dovevo raggiungere i Paesi Baschi e nella notte blu dei Pirenei, confortato dagli album di Robert Wyatt che ascoltavo con il walkman, salivano ad ogni fermata in queste stazioncine sperdute pellegrini sempre sorridenti, sereni e disposti a farsi dormire addosso da noi accidentali compagni di viaggio.

A Orlando Manfredi – personaggio di cultura attivo sulla scena torinese da qualche anno – e alla sua ispirazione, il ‘cammino’ deve aver fatto molto bene, a giudicare da questo album molto ispirato e dalle diverse atmosfere che lo permeano, come è giusto che sia per un ‘album di viaggio’. L’episodio iniziale, Attaccavano UnAcciuga è un po’ un caso a parte rispetto al resto del disco poiché quei toni di rilettura di folk tradizionale alla Daniele Sepe con Auli Kokko non si incontreranno più nell’album.

Lo si capisce subito dalla successiva incalzante Telefono Casa, dall’intimismo che si fa strada in Le Cose Prime, dal ritornello indolente di Fulgida Stella. orlando Le mie preferite sono Radice e Falso Movimento, con quest’ultima che mi ricorda qualcosa degli Afterhours di Non è Per Sempre, ma lanciarsi in un più esteso gioco di citazioni per questo album sarebbe ingiusto e forse fuorviante poiché il livello tecnico dei musicisti presenti, davvero elevato, lo rende molto personale (ricordiamo i Fratelli Mancuso, Matteo De Simone/Nadàr Solo, Fabrizio Cammarata, Elena Diana (ex Perturbazione) e la backing band Duemanosinistra con Elvis D’Elia a batteria e percussioni, Stefano Micari al basso e Andrea Pagliardi a samples, tastiere e glockenspiel): dovremmo tirare in causa sia grandi nomi del cantautorato pop-mainstream nazionale (da Capossela a Concato) che quelli più legati alla sfera indie come i corregionali Il Disordine Delle Cose e comunque così facendo non terremmo conto anche dell’anima bohemiénne che traspare da espisodi quali Avenida o Dracula Sulla Strada e soprattutto di quella malizia brit-pop di Will Machine da cui fanno capolino persino i Blur.

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