Paul Weller: un grande ritorno

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Paul Weller – Saturns Pattern (Parlophone)

Saturns Pattern di Paul Weller non è stato considerato una priorità di cui scrivere da parte di molti media di settore.

Vista la mole di uscite importanti del 2015, non ce la sentiamo di schierarci contro chi ha deciso di non parlarne, ma un plauso convinto va a chi lo ha trattato senza retorica perché un Paul Weller in così splendida forma – uno tra i migliori della sua generazione – con un album così organico e qualitativamente ‘alto’ può essere solo osannato.

paul weller shot for the observer magazinePaul Weller può fare pressochè quel che vuole, e Saturns Pattern lo dimostra ampiamente.

A cominciare dall’opener White Sky, ovvero come far suonare moderno e groovey un pezzo rock sostanzialmente quadrato, riffoso, persino acido con la sua voce filtrata e i suoi assoli.
Allegramente saltellante invece la titletrack, con tanto di organo vox, piano e cori.

C’è poi Long Time, due minuti di rock’n’roll stradaiolo molto loureediano, il lieve funk souleggiante di Pick It Up, lo shuffle Phoenix e una I’m Where I Should Be, esemplare per la genìa inglese a venire.

E ancora In The Car… che annulla la distanza oceanica tra Uk e USA, tra blues ‘slidato’ ed eleganza british suonando al contempo classica e sperimentale.weller1

Ma è con Going My Way e These City Streets che abbiamo i capolavori del disco: una romantica piano-ballad che si trasforma in incalzante stomp la prima, impareggiabile esempio di soul style – tra le cose più raffinate ascoltate quest’anno – la seconda.

L’unico uomo in grado di portare t-shirt attillate e scarpe bicolor a punta e risultare ‘figo’ rappresenta indubbiamente ancora un faro per la musica brit.

Rockline Consiglia

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