Free Open Place: al servizio della poesia

miele

Free Open Place – Miele – (autoprod.)

Son passati quattordici anni dalla prima volta che ho recensito i Free Open Place ma il gruppo di Acri (Cosenza) è cambiato solo nella sua formazione, ad eccezione di Mario Le Pera che della band è chitarrista, compositore e leader, lasciando invece intatte le prerogative di ‘gruppo di provincia’, con tutti i pro e i contro che in quest’affermazione possono essere compresi.

Miele è la reinterpretazione in musica delle poesie di Giuseppe Antonio Arena, poeta e giurista calabrese vissuto tra l’Italia e il Nordamerica nel secolo scorso e la sua poesia, pregna di suggestioni naturalistiche e allo stesso modo così intensamente anarchica, è sicuro segno di tutto il suo background sia politico che territoriale.
Una poesia inquieta, sempre in movimento come il suo autore ma che trova la sua pace fuggendo verso un indefinito ‘altrove’.

A coadiuvare Mario in questo progetto, Gianfranco Gallipoli alla batteria e Salvatore Fusaro alla voce, un trio che è in perfetto accordo temporale con la poesia sopra descritta almeno nel suo porsi come influenze musicali negli ultimi decenni del novecento (i settanta, gli ottanta e anche i novanta a voler essere precisi).

Ne sono un esempio i chiari rimandi floydiani al chitarrismo di Gilmour in Sappi così come quelle decise finestre di acoustic-folk che si spalancano all’inizio dell’album fino ad arrivare al feeling grunge di Hai, quasi un omaggio citazionista agli Alice In Chains, con quel wah wah che avanza lento dal buio circostante o a Fuga che con le sue chitarre circolari è ad un passo dallo stoner metal più psichedelico.
I F.O.P insomma conoscono bene il rock che fu e lo sanno suonare con la giusta convinzione, ma il prezzo che pagano per questi episodi più incisivi è un eccesso di enfasi vocale: a far la voce grossa (nel senso letterale del termine) come in Un Ritorno d’Amore, si rischia e purtroppo si perde.
Di contro il trio è molto più a suo agio nei brani maggiormente distesi come La Mia Vita,un semplice giro di chitarra acustica sul quale l’ugola non è costretta ad estenuanti tour de force che la alterano o L’Attesa Piu Lunga, delizioso prog-folk che forse ci svela la vera anima dei F.O.P. o quantomeno una possibile attitudine molto interessante da approfondire.

Che la registrazione infine sia stata effettuata con un assetto davvero minimal si sente, spesso i suoni ne escono confusi; varrebbe la pena soffermarsi e riflettere anche su questioni più tecniche.

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