Caron Dimonio: dove va la wave italiana?

caron dimonio solaris

Caron Dimonio – Solaris (Atavic)

Quanto ancora influiscono i Joy Division nelle suburbie del rock? Quanti segni ha lasciato nelle produzioni contemporanee quest’estetica oscura e minimale?
Grazie all’elettronica e alla decadenza, ancora molti. Sulla seconda, poco da dire; qualunque sia il contesto cui vogliate riferirla, essa ‘comanda et impera’. Più pregnante il discorso invece sulla musica elettronica che complice la riscoperta dei synth e della drum machine sembra aver dato nuova linfa a tutta una scena neo-wave che anche in Italia sembra aver preso piede.
Del resto la wave italiana degli ottanta ha fatto scuola, Diaframma su tutti, perché meravigliarsi se tra le nuove tendenze indie nostrane la darkwave ha ancora un certo appeal? Il problema semmai è che certi suoni codificati e sterotipati fanno si che diventa poi davvero difficile distinguersi, anche se i Caron Dimonio riescono almeno per metà ad affrancarsi da questa condanna.
Lo fanno con grande gusto e intelligenza quando chiamano in causa – sebbene in modo molto indiretto – certi episodi minori di wave nostrana che possono rievocare Garbo o Denovo o addirittura Richter, Venturi & Murru (E’ un MareLa Qualità del NullaNuit Sans Fin); gran bella qualità quella di curiosare ed incuriosire grazie a pagine melodiche poco esplorate che riservano grandi sorprese ancora inespresse. E molto valida è anche la traccia Siamo Sassi ricca di pulsioni minimal che ricorda – più per atmosfere che per suoni – i Notwist di metà novanta.caron dimonio

L’altra metà invece è ancora troppo imbrigliata nelle pesanti divise post-punk di Imago Mortis (l’electro dilatata alla Soft Moon non basta ad alleggerirne la pesante cappa), di Dentro Al Buco con quelle chitarre un pò Killing Joke e tanto Bernard Sumner e di Giove dove fanno addirittura capolino i Cure.

In ogni caso le buonissime intuizioni ed anche le capacità espressive di Giuseppe Lo Bue con il basso metallico di Filippo Scalzo fanno di Solaris un album che potrebbe aprire scenari molto interessanti che ci chiariranno meglio se queste musiche vogliono prendere dal passato per guardare in avanti o al contrario per rifugiarsi nel nostalgismo.

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