Anohni: come un’araba fenice

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anohni

Anohni
Hopelessness
(Secretly Canadian)

Chi non ha amato l’universo angelico e poetico di Antony Hegarty quando operava con il suo ensemble pseudocameristico a nome Antony & The Johnsons? Chi è riuscito a restare impassibile di fronte a quella novità musicale e di costume, a quell’artistico tentativo di fuga da un mondo torbido e borderline?

Ci si è avvicinata Baby Dee, forse più teatrale ed estrema, ma con minore capacità di penetrazione, così confinata in quella sua dimensione fumosa ed esoterica laddove Antony l’abbiamo applaudito anche nell’Arena di Verona con il Battiato nazionale o l’abbiamo ballato in disco con gli Hercules and Love Affair.

Con buona pace degli estimatori di tutto questo, Antony è definitavamente morto per risorgere meglio di un’araba fenice.

Anohni non è soltanto un nuovo monicker, Anohni è un’altra persona, di sesso femminile, che produce altra musica, con suoni differenti e liriche che vanno ben oltre il guscio del sè.
Come una crisalide che rompe il bozzolo per diventare finalmente sé stessa, Anohni è la manifestazione dell’affermazione di un essere come persona, dell’essere artistico e dell’essere politico.
Perchè questa prima emissione, coprodotta con Hudson Mohawke e Daniel Lopatin (Oneothrix Point Never) è formata da una serie di atti politici poiché è impossibile chiamare diversamente brani quali Drone Bomb Me nel cui video ufficiale una Naomi Campbell mai così bella, demoniaca e commossa, si sostituisce al protagonista con altri performer, tutti di colore, in un j’accuse contro il sistema ‘guerra al terrorismo’.
Come in 4 Degrees, in cui la nostra impassibilità, indifferenza e impotenza di fronte alla catastrofe del cambiamento climatico ci rende tutti complici dello sfacelo.
Come in Watch Me in cui il monitoraggio delle nostre vite giustificato da motivi di sicurezza genera paradossali mostruosità.
Come in Execution in cui si sottolinea la grande contraddizione della pena di morte negli U.S.A., paladini della civilizzazione ma del tutto assimilabili ai paesi in cui i diritti civili sono del tutto inesistenti.
Come in I Don’t Love You Anymore, traccia che sembra prendere le distanze dalle altre per il suo testo in apparenza personale mentre se lo si universalizzasse si potrebbe benissimo ricondurre non al rifiuto di un singolo individuo per un altro, ma quello di un’intera società che rifiuta l’amore per chi ha fatto scelte di vita diverse a cominciare dalla propria sessualità.
Come in Obama, sogno infranto di libertà e di democratizzazione in chi ci ha creduto.
Come in Violent Men, ulteriore accusa ad un mondo maschile e maschilista che sembra proprio non funzionare per il suo generare esclusivamente violenza (e che si ricollega al già annunciato movimento del Future Feminism nella seconda traccia ‘spoken’ dell’album Cut The World ancora a nome Antony & The Johnsons).
Come in Why Did You Separate Me From The Earth in cui il dolore immenso per il solo fatto di essere su questo pianeta morente giunge a formulare un’invocazione nichilista ad un padre che può essere simbolicamente sia quello celeste che quello terreno.
Come in Crisis, in cui Anohni ingenuamente ma anche ragionevolmente indaga su come si possa interrompere la spirale di distruzione tra noi umani se il sentimento conseguente alla morte o alla tortura dei nostri cari non può che essere reazione.
Come in Hopelessness in cui la mancanza di speranza per il genere umano consegue una tragica riflessione: noi (razza umana) siamo un virus.
E come la conclusiva Marrow, allegorico riepilogo apocalittico che utilizza il cancro del sistema capitalistico come unica forza che unisce il mondo in un indistinto e disgustoso insieme destinato ad implodere ed annullarsi.

Una visione semplicistica e senza speranza? Se vista con gli occhi di un bambino a cui si deve spiegare il mondo in cui viviamo, forse l’unica possibile e corretta, senza mezzi termini. Se senza speranza invece, sta a noi deciderlo; l’arte non risolve i problemi, tutt’al più li può denunciare.

Eppure ancor prima dei testi è stata la musica di Hopelessness a farci drizzare le antenne, oscura e celeste, fragile, delicata e drammatica, con il suo incipit cristallino, con la sua voce diàfana, con i suoi suoni elettronici che puntano alla trascendenza.
Anohni è una versione evoluta di casta diva che utilizzando le intuizioni di Moby può arrivare fino alla disperazione degli Algiers.

Scritta per Rockline Consiglia

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