Cloud Nothings: araldi del disincanto

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Cloud Nothings
Last Building Burning (Carpak/Wichita)

Con delle solidissime basi di indie rock americano (quello dei novanta/primi duemila) Dylan Baldi e sodali arrivano al sesto album dopo circa dieci anni di attività senza aver mai sbagliato un colpo, nonostante il loro basso profilo. Melodia e rumore, emotività irrisolte, angst giovanile: con gente come Cloud Nothings la roba vecchia appare fresca e rinnovata.

La formazione di Cleveland ha solo leggermente spostato l’asse sul versante emo/post-hc della faccenda, realizzando un album ricco di pseudo-inni, con l’apertura virulenta e corrosiva di On an Edge, con le potenti rullate dell’incalzante batterista Jayson Gerycz, con qualche picco drammatico come nel singolo The Echo of the World e con qualche coda sperimentale alla Mission of Burma come in Dissolution (già lo fecero in Wasted Days da Attack on Memory del 2012). Anche avendo sempre i Trail of Dead e i Built to Spill ben piantati nel cuore, i Cloud Nothings hanno realizzato il loro disco emo e per averlo pubblicato di questi tempi è un disco emo perfetto. Non serve però dirvi che Cloud Nothings non sarà mai la band che vi cambierà la vita, vero?

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