Talking about Anuseye…

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Nati da ex componenti di That’s All Folks (importante formazione pugliese che sul finire degli anni ottanta segnò la scena underground italiana con la sua psichedelia hard) gli Anuseye, arrivati al loro terzo album (uscito lo scorso anno), han destato ancora una volta il mio  interesse.
Ho chiesto a Claudio Colaianni, voce e chitarra del progetto, di fare quattro chiacchiere.

Piedi ben piantati nella tradizione per essere poi liberi di spaziare senza zavorre dove si vuole.
Sembra una contraddizione, un paradosso, eppure questa è la sensazione fortissima che prevale quando vi ascolto. Vi ci ritrovate almeno parzialmente in questa cosa? Questa sensazione vi è stata riferita anche da qualcun altro?

Di sicuro, per una band come la nostra, la tradizione è fondamentale.
Siamo il classico quartetto rock and roll che attinge tutto dai 60/70, suoni, profumi, colori, idee ecc.
È altrettanto ovvio che il processo creativo spinga alla ricerca della “novità” (termine che odio, presuppone vanagloria….); a volte ti riesce, altre volte meno, l’importante è rimanere sempre onesti con sé stessi.

Più The 13th Floor Elevators che Black Sabbath!”.
Traduco questa tua affermazione con qualcosa tipo ‘più garage e meno epica’, ma questo vale per tutta la musica che hai prodotto, non solo nel contesto specifico di 3:33 3333 (l’ultimo album degli Anuseye).
E’ corretto?

Verissimo. Prediligo più le opere cerebrali che quelle muscolari, più esoteriche che occulte (…ahah, non me ne voglia Ozzy…).
L’unico aspetto inconfutabile è quel romanticismo prettamente mitteleuropeo che non riesco a scrollarmi di dosso.

3:33 3333 è permeato di umori e influenze diverse. In Vacuum Time Unit, la mia preferita, ci sento le rifrazioni psichedeliche di Baby Woodrose come gli effluvi profumati e nostalgici dal giardino segreto dei Bevis Frond, nella titletrack e in The Syrup è un cupo feel grunge, molto dark (Alice in Chains ma anche primi Soundgarden) a dipingerne gli spazi e in Armored c’è quella vena blues maledetta che da Tom Waits arriva a Mark Lanegan.
Cosa ha contribuito ad ispirare l’album e come si amalgama tutto ciò nel processo compositivo? Quanto è merito del caso, quanto è il prodotto di un metodo?
Beh, le tue impressioni sono tecnicamente corrette benché eviterei l’accostamento con nomi o generi perché solitamente si creano aspettative e le aspettative creano illusioni, nel bene e nel male. Sono sensazioni personali e vanno tutte rispettate.
Ciò che tu hai percepito è il frutto della combinazione e della combustione di quattro elementi con la stessa sensibilità onirica ma con un background tecnico diverso.
La metodologia è chirurgica in fase di sovarincisione, in produzione, ma i brani partono tutti da improvvisazioni e jam sessions.

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Non hai la sensazione che le scene hard, heavy psych e stoner contemporanee al di là di pochi grandi visionari, si siano un po’ ‘sedute’ e che si preferisce ricalcare stilemi già collaudati anziché cercare un proprio percorso, magari più rischioso ma sicuramente più personale?
Si, lo credo.

Evito di entrare nel noioso dato biografico, ma son curioso di sapere qualcosa di relativo ai vari avvicendamenti nella line up. Credo che un componente che lascia sia altrettanto indicativo nell’evoluzione di una band allo stesso modo di quando la band si forma.
Sono il classico figlio di puttana irascibile, disordinato e “rivelatore”. Non è semplice confrontarsi con me, lo ammetto, ma in tutto quello che dico e faccio c’è cuore e passione, per cui se conosci il significato di amore, bene, è magia! Nessuno ti costringe a tenere su un gruppo, così come in tutte le relazioni interpersonali.
Quanto influisce un passato (importante) come quello dei That’s All Folks nel tuo presente? Lo ricordi e ne parli con piacere (immagino ti capiti molto spesso) o preferiresti considerarla  solo una bella pagina del passato da archiviare?
Il passato non puoi scrollartelo di dosso, è immodificabile e quindi statico. Io prediligo il carattere impermanente del presente, la mutazione degli eventi che comunque è indiscutibilmente legata ed in qualche maniera  influenzata dal passato. Col passare degli anni ho imparato a godere e cogliere ogni singola opportunità del tempo vissuto e farò altrettanto col tempo futuro, quindi sono e sarò irrimediabilmente legato alle esperienze dei tempi vissuti.

 

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